Andiamo bene. Secondo il bancomat non ho più in soldo. Invece dovrei prenotare un aereo. E pagare l’affitto. Che faccio, mi do alla macchia? Mi vendo? Scrivo un best seller di qui a stasera?

Questa notte ho sognato la mia ex coinquilina punkabbestia. Non era cambiata affatto. Eravamo in un bookstore, tra un sacco di gente, e lei presentava il suo primo romanzo. Firmava autografi, il libro andava via come il pane, e lei diceva di averlo scritto in ventiquattr’ore. La storia, ovviamente, parlava di una punkabbestia sensibile, che per un certo tempo non sa adeguarsi al mondo in cui vive, e preferisce la compagnia dei barboni e dei cani. Io stavo in disparte, non visto, mentre le donne in pelliccia compravano il libro e si mettevano in fila per parlare con la scrittrice.

Sto davvero strippando. La mia incapacità di acciuffare le cose, in confronto al mio desiderio brutale, quando desidero, è a dir poco agghiacciante.

Ieri, nel pomeriggio, c’era un concerto in un pub. A un certo punto il cantante ha staccato la spina della sua Fender e si è messo a correre per il locale, poi fuori, in mezzo alla strada, scartando i passanti, facendo finta di salite su un tram, e su un taxi, fermando il traffico, salutando i bambini, mentre la folla nel pub lo seguiva con gli occhi, esultando, e quando è rientrato lo ha accolto come un eroe.

Stamattina il mercato è chiuso. Passeggiando per le sue arterie, sotto il sole battente, ho visto un monte di carcasse animali, spolpate a dovere, in attesa di essere caricate.

L’altra sera, in un altro posto, c’era un concerto di funky jazz. Ballavano tutti, mentre io sedevo sulle ginocchia sopra un divano, come pregando. Perché? Un’ipotesi è che la musica fosse troppo densa, per liberare il corpo; ma a quanto pareva ero l’unico a pensarla così. Un’altra ipotesi è che volessi semplicemente sparire, limitare la mia performance, e osservare.
E insomma, sono qui senza soldi, senza progetti, col cuore gonfio di dubbio, le tempie d'incecisione, le viscere di serpenti. Si prepara una scena madre, ho idea.

Tutto sommato non sono una persona vitale. Sono idealista, benché la mia visione del mondo sia tetra. Più che idealista, forse, nutro qualche speranza.
La vita degli altri mi incuriosisce, ma non mi interessa davvero. Né mi preoccupa il loro destino. L’idea della fratellanza non mi seduce.
Da qualche tempo, non molto, trovo sia presuntuosa, o stupida, la pretesa di esprimersi, credendo vi sia qualcuno interessato a sentire. Se c’era qualcosa da dire, qualche opinione sul mondo,l’uomo, la vita, che fosse giusto compartire tra tutti, credo sia già stata detta. Forse manco di fantasia. Ogni sortita nel dire mi sembra un peccato. Tutto sommato veniale. Un peccato comune, una malattia compulsiva.
Il mio spaesamento è notevole, come notevole è l’opacità dei miei sentimenti per gli altri. La mia aggressività è genuina, ma di una qualità molto grezza, che non so asservire alla produzione creativa.

Nel pomeriggio devo passare alla radio, per un’intervista in qualità di esperto del cinema di Antonioni. Non mi sento all'altezza. Più che altro, sarei un buon personaggio del cinema di Antonioni.

