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Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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venerdì, 13 ottobre 2006

Moravia si faceva le canne


E tra poco spiego perché.

Intanto. Oggi ho finito di lavorare al giornale. That’s good, le terga cominciavano a fremere. Ma andando a pranzo con certi colleghi, ho scoperto che mi mancheranno; che li trovo dei bei personaggi; che quasi rischiavo di affezionarmi. Vi supplico, resti tra noi. La mia reputazione di arido ne avrebbe a soffrire. Ma da queste parti, sarà il sangue alla testa, mi viene da affezionarmi alla gente: specie quella che mi respinge. Sia chiaro, lo dico solo perché un paio di giorni fa ho dato l’indirizzo del blog ad una collega, e non voglio bruciarmi prospettive di carriera futura in azienda. Sia molto chiaro che la mia aridità è intatta.



A margine, mi viene in mente una chat con una mia amica: concordavamo sul fatto che la mia educazione sentimentale è un po’ pasticciata. La Grandezza di questa amica è nel fatto che sente precisamente le cose. I sentimenti, dico. E’ implacabile nel capire cosa prova per gli altri, e non ne ha affatto paura. A me, questa cosa fa meraviglia. Soprattutto, la padronanza di un lessico adatto -o diciamo un linguaggio, dai- a definire la forma, la direzione, l’intensità del proprio sentire mette anche gli altri in uno stato di nudità spaventoso. A me piacerebbe questa linearità, benché sia un po’ antistrategica. D’altra parte, si fa presto a contare quanti ne siano in possesso, e i più sono vittime del proprio pasticcio. Un pasticcio contagioso, altamente.




Ma poche palle, parliamo un po’ di Moravia.

 
Anzi, momento. Leggo del putiferio scoppiato intorno alle Iene e alla storia dei doputati.
Ora, le Iene sono degli imbroglioni, e mi sa che un buon tanto dei loro servizi sia taroccato. L’ha detto anche Rosi Bindi, e se l’ha detto la Bindi non ci son santi.

(Rosi…Bindi. Cioè, fermatevi e pensate a sto nome. Fatelo risuonare in testa per due minuti. Dimenticatevi lei, state fermi sul nome. Io dico…ma no, va’, non diciamo nulla)

Ma a parte lei, a parte gli imbrogli: su un campione cospicuo di deputati un terzo s’è calato nel giro di un giorno e mezzo -si sarebbe calato, d’accordo- e Paissan fa bloccare il servizio. Facendolo rimpiazzare da un altro dove i rappresentanti del popolo scambiano il Darfur per un rivale di Burger King e ignorano che sia il Consob -ma in realtà “facevano finta, per non guastare la gag”.

Niente che ci sorprenda, no? Però è venuto fuori. In un paese normale, accertato che il test è attendibile, il quesito sarebbe: i deputati devono rassegnare le dimissioni in carta semplice o per posta elettronica?, e non: bisogna oscurare i dati in nome della privacy o no? Anche perché non è quello il problema: quello, semmai, è lo specchietto per le allodole, e il servizio sostitutivo, quello sulla cultura, dimostra che le Iene e i parlamentari non sono affatto in cattivi rapporti.

Questo cosa ci dice? Se volete la mia, ci dice che in Italia, oggigiorno -o da sempre, non so- si parla, si parla e non si mangia mai. Chiamatelo gattopardismo. Quel tizio coi tacchi che mesi or sono si affacciava dai teleschermi per dire “ribaltamento della realtà” a ogni pie’ sospinto diceva una gran verità: solo che lui, chiaramente, ribaltava l’oggetto di discussione, cioè il ribaltabile. Ma il ribaltamento, come trucco per far saltare i pezzi del gioco, mi pare un termine chiave per definire l’Italia di oggi. Oppure rinvio: il rinvio della pratica burocratica che sposta il problema da A a B, da B a C, da C ad A, generando istituti che ne controllano altri che controllano loro stessi.

Un buon non compleanno, a me, a te.   



 


Ho avuto in prestito da un collega questo libro di recensioni di cinema di Moravia.

Mi piace come Moravia scrive di cinema: dice la trama in soldoni -una volta si usava- e poi definisce uno o due topic, che escono dalle qualità tecniche o artistiche e spiegano come il film si inserisce nel mondo, cioè parla del mondo e dal mondo si fa parlare -o si farà, o si è fatto.

Sempre meglio di quella gente che dà in pasto Deleuze alle matricole di Dams cinema, generando mostri a due teste intrisi fino al midollo di gergo semiotico, che quando gli chiedi cosa mai gli è piaciuto di un film del cazzo come You, me and everyone we know ti rispondono, restando seri, che hanno avuto “un buon assorbimento diegetico”. E nel migliore dei casi, ci mettono anni per liberarsene. Nel peggiore, continuano a riprodursi tra loro, generando altri mostri. Nel più che peggiore diventano Peter Greenaway.

 




Insomma, mi piace il Moravia critico. Restando su film di cui ho detto qui sopra, ad esempio, c’è un’ottimo pezzo sui Pugni in tasca, o una spassosa disamina di 2001, che lui definisce “un ottimo prodotto ma non un’opera d’arte” -vuole dire: un blockbuster, e se non altro ci vuole coraggio.

Poi trovo la recensione di Mash.
Ne leggo metà e penso, Non sono d’accordo.
La leggo tutta e mi dico, Ma Moravia che film ha visto?

In pratica, poiché Mash ha vinto la Palma d’oro, Moravia si chiede se sia un film pacifista -perché nel ’70, in Francia, se un film veniva premiato doveva essere militante.
Secondo lui non lo è. Sembra, dice Moravia, ma a ben vedere, tutto visto e considerato, è “un film apparentemente pacifista ma in realtà bellicoso”.

Secondo lui, essendo “la repressione all’origine della guerra”, e posto che “tra il capitano ipocrita che va a letto con le infermiere e i due chirurghi che lo svergognano non c’è dubbio che i repressi sono questi ultimi”, “in mancanza di altre spiegazioni”, è chiaro che “essi (…), repressi ed efficienti, (…) non amano le donne ma solo il loro mestiere e cioè la guerra”.

Qualcosa non torna. Forse perché “i due allegroni, loro, sono casti”.
Va bene. Nella scena in cui Sutherland si spupazza l’infermierina Moravia era al bagno. Ci sta.

Moravia non solo è andato troppo al bagno, ma è fin troppo marxista.
Se capisco bene, l’efficienza di Skerrit e Sutherland, che senza dubbio sono gli eroi del film, ne farebbe degli ingranaggi del sistema America, cioè del sistema-guerra. Mentre il capitano, che legge la Bibbia ma fa pensieri laidi, sarebbe il ribelle, l’anarchico, il lavoratore coatto che è altro da quello che fa.

A parte che a legger la Bibbia vengono solo pensieri laidi, o magari truci.

Moravia sposa in pieno la teoria dell’alienazione. E ok, non è facile confutarla. Secondo lui, l’unico simbolo pacifista tra gli impiegati di guerra è il dissociato, cioè il capitano. Il goliarda, ovvero i chirurghi, sono complici, o non sono niente perché non pensano niente.

A parte il fatto, già rilevato, che Moravia è stato troppo in bagno, il grande intellettuale non considera questa ipotesi: che uno faccia la propria cosa fregandosene altamente di tutto.
I chirurghi non sono né per la guerra né contro la guerra: semplicemente non gli frega una mazza. Sono efficienti, ma se non lo sei ti prendono a calci in culo -e questo Moravia poteva concedersi d’ignorarlo. In compenso, parlano di figa anche quando trafficano tra le budella. La loro efficienza va col pilota automatico. I chirurghi sono nonsense: si vivono addosso, ridendo e scherzando, e bevendo Martini e trombandosi le infermiere.

Per cui, il punto mi sembra: questo nonsense come si colloca dentro la guerra? Cos’è la guerra? Il massimo dell’utile, come dice qualcuno, o il massimo dell’inutile, come afferma quell’altro?



 
E adesso, Moravia, io e te ci siamo sparati anche troppe seghe. Almeno a te ti pagavano. Ma tu eri Moravia, mica un pezzente. Che poi, Mash è un film da godere, non da farsi le seghe.

 
E infine. Perché va a finire che nel mio blog australiano parlo tanto di cinema e poco di Australia? Com’è?

 Eh. Mi sa che sto sublimando. Che me la sublimo a palla. In senso psicanalitico, dico. Non penserete che stia passando allo stato gassoso.

E’ noto, d’altronde -lo dice pure The Dreamers- che cinema e sesso vanno a braccetto.
Soprattutto nell’ultima fila.



 
postato da: vannij alle ore 15:52 | link | commenti (8)
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Commenti
#1    13 Ottobre 2006 - 19:53
 
Io di semiotica non ho mai capito un tubo e nell'unico esame vero di semiotica che ho fatto ho preso 18 per il rotto della cuffia!!
Ma non ho fatto il dams...
Quando torni?
baci baci
LaGiulia
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#2    13 Ottobre 2006 - 19:55
 
complimenti!gran bel post,sarcastico e irriverente al punto giusto...le considerazioni sul nome Rosi Bindi meritano poi un plauso a parte(ci ho sempre pensato anch'io,che nome insulso!)
Ma veniamo a noi:CALOMINA trova le sue origini nella CALOMA, tecnica di pesca ancora oggi in uso tra i pescatori più tradizionalisti,nell'accezione specifica si riferisce alle fanciulle tra i 21 e i 24 anni avvicinate sfoderando la tattica del maledetto o genio incompreso o pensatore,tattica che necessita di estrema pazienza,un pò come l'arte della pesca
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#3    14 Ottobre 2006 - 02:54
 
@ mutanda: hai fatto scemenze della comunicazione, scusa. dovresti tacere. simpaticamente parlando. ora nota come glisso abilmente sulla tua domanda. sto glissando, mi vedi? ho glissato, ciao.
(non so. argh)

vj
utente anonimo

#4    14 Ottobre 2006 - 02:59
 
@ jack: ma pensa. davvero non si finisce mai di imparare. qui, poi, siamo nei tecnicismi. ma sei sicuro ci voglia poi sta pazienza? allenati allo specchio con lo sguardo vacuo, ricorda di dire "Baudrillard" quando uno sbadiglia...le solite, semplici regole.
no, sul serio: intasco "calomina" e grazie dei complimenti, buondi'.
utente anonimo

#5    15 Ottobre 2006 - 21:00
 
ti sbagli
io non ho fatto scienze delle comunicazioni. Io ho fatto il TARS
che sta per Tecniche Artistiche e dello Spettacolo.
Indirizzo musica, ma in corso mi sono coonvertita al cinema, e quindi sono mezza musicologa e di cinema so poco o niente. In sostanza ho studiato il mio curriculum fa acqua da tutte le parti, non per niente mi laureai a Venezia, ma non accusarmi mai di aver fatto scienze delle comunicazioni che è un'offesa!!!
Baci baci
LaGiulia
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#6    15 Ottobre 2006 - 21:05
 
Comunque se e quando torni fa uno squillo che ci andiamo a bere un negroni come si deve! (Quanto mi è mancato a Londra, lì fanno solo brodaglie da donnine...)
Baci baci
LaGiulia
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#7    16 Ottobre 2006 - 07:30
 
mutanda, stai al negroni come il serpente stava alla mela.
mannaggia a te.
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#8    17 Ottobre 2006 - 21:24
 
vado a vedermi mash. ah se non fosse pel fratellone che ne sarebbe della mia cultura (cioè sempre meglio che sturare il..)
utente anonimo

Commenti