
e insomma, ieri tra le altre cose ho rivisto taxi driver, che resta un film abbastanza forte, e anche se la città australiana fuori dalla finestra non somigliava alla città del film, che era e penso sia ancora una città sporca, allucinata e violenta, lo stesso la città del film mi era familiare, perchè mi ricordava la mia città, la città dove vivo in italia, che è effettivamente sempre più sporca e violenta. ma la cosa che mi ha disturbato di più è quando nella prima scena travis bickle dice la sua età, e non ricordavo che fosse la stessa età che ho io adesso. ho gli anni di travis bickle, pensavo, di quel relitto umano. è anche vero che io non l'ho fatto, il vietnam. però.

ho anche rivisto the dreamers, che è di una pasta molto diversa. è un film abbastanza sincero, mi pare, ma c'è qualcosa, qualcosa come un rifiuto, e non parlo dei personaggi ma proprio del film. c'è una bellezza che non può stare che in uno schermo, e allora si perde un po' la passione, è una passione fredda, data in prestito a corpi plastici, eterei. è neoclassico.
invece. se ha un senso leggere libri, e vedere film, perchè non siano come le ombre nella caverna, è mangiarli, evacuarli, rotolarcisi, e scuoiarli bene, e che loro facciano la stessa cosa di noi. contaminare la nostra materia, in un osceno banchetto. tanto ce la cantiamo, non facciamo altro che raccontarcela, dentro, fuori, davanti lo schermo, e la materia invecchia, scade ed imputridisce. dovremmo scegliere bene con chi raccontarcela, prima di imputridire, e mangiarci, evacuarci, scuoiarci bene a vicenda.

