
Avevo scritto cose lucide e grandi, iersera, nella penombra della mia stanza. Ragionando d'amore, di morte e di umanità. La vignettuzza qui sopra riassume perfettamente la scena, cappello compreso.
Ma ho dimenticato di travasare nella chiavetta, che avrei infilato alla bruttodio nel pc aziendale, e sparato di lì in rete come seme fecondo. E pazienza. Non si muore tutte le mattine -ma si dovrebbe.
Abluzioni da scrivania. Vado a farmi un altro caffè? No, perchè non ho voglia di imbastire discorsi. Penso al mare? Com'è profondo, il mare. Sai che non me lo ricordo più, il mare, mare, mare, avevo voglia di arrivare. Tutti i menestrelli felsinei hanno cantato il mare. Perchè non c'è, grazie al cazzo. Sempre si canta quel che non c'è. Se potessi avere mille lire al mese. Marco se n'è andato e non ritorna più. Voglia di cosce e di sigarette.

Se questo languore. Questa coltre di bruma; questa mestizia, così demodè, non mi seguisse ovunque. If I was an easy man I'd walking on sunshine (very nice, but maybe in the next life). Se ci fosse un appiglio: una fede, un'ideologia, un amore-che-non-si-consuma. E non solo la droga, e la speranza che Mauro e Max tornino uniti e felici come ai bei tempi. Ricordatemi quanto noi tutti siamo semplici e orrendamente sfigati. Che non ha senso il pensiero, nè il dubbio, nè l'ambizione: finchè limoni. Se non limoni, tanto vale aspirare al silenzio, il silenzio bucolico delle piante; sognare la tua sparizione, e sparito guardare il mondo, beffardo, che si consuma ed invecchia, e muore, fagocitato dal sole. Sarebbe bello, se Max e Mauro potessero essere là, e cantare quel giorno. Ma si canta sempre quel che non c'è. E tu cantami, diva.

La finiamo qui? Eh, cosa dite, ci siamo martellati i coglioni abbastanza? Dai, la finiamo qui. Che riprendono le trasmissioni. E non è vero che siamo tristi. Siam solo vivi.
(ma ci passerà)
