
Al lavoro non c'è niente da fare. Non posso chattare con le porcelle mie connazionali perchè il dominio è bannato. Se anche si desse il caso, la mia laidità deve levarsi il sonno dagli occhi. Così divaghiamo.
Ieri sera ho avuto un simposio con certa gente del posto. Esaurite le barzellette sui carabinieri, e quelle sugli irlandesi, ho detto quella dello psicanalista e la lampadina. La sapevano già.
Alle sette di stamattina, in ostello, un tizio ascoltava Pulp Fiction. Non la colonna sonora, il film. Buttato sul divano, con gli occhi fissi sul monitor spento, mentre il dvd mandava la pista audio. Il cammino dell'uomo timorato.
Venendo in qua, ho comprato l'orologio di Mao. E' un bell'arnese, che vendono in una chincaglieria in Brunswick Street. La stella rossa scandisce i secondi. Il braccio mobile saluta la folla. E sono le undici e sei minuti. In nome di Mao ti espello.
E insomma, c'è un che di strano nell'aere. Come se...cioè, come se avessero rimandato il supremo Giudizio, qualcosa del genere. Come se fosse stato fissato per ieri, a nostra stolta insaputa, e alla fine non se ne sia fatto più nulla. Non so che dire. Vedrò le cose più lucidamente dopo un altro caffè.
A parte questo, la stagista dell'IIC ha una faccia che fa un po' Manara. Davvero. Non è un mero pretesto per la vignetta qui sotto.

Gigantesco, Manara. E allora daje.

E insomma, oggi gira così. Fancazzismo in puro stile preraffaelita. Generazione random di sfarfallii blogghettari.
E' tempo di ritornare alla coscienza etica. Now. E di un certo livello.
