Riprendiamo l’appassionante saga “Razzismo bipartisan”.
Questa volta le telemandorle sono esenti.
E’ uno scontro frontale tra Italia ed Australia.
E senza sbusonate in area avversaria, a sto giro.
Bestiario
Scende in campo, a perorare l’odio australiano, un periodico che porta il nome di Zoo.
Qualche finocchietto di Amnesty eccepirà che è scorretto, sul piano del metodo, odiare l’Australia sulla base di una rivista.
Giusto. Se la critica non venisse da un finocchietto di Amnesty, giuro che rivedrei seriamente i miei metodi.
Ugualmente, dirò che il mondo -diciamo il consorzio umano, meglio- si giudica eccome dalla sua stampa. In Messico, un quotidiano pubblica in prima pagina, in grande formato e a colori, foto di corpi decapitati. In Inghilterra pubblicano il carteggio segreto sui bocchini del principe Sventolino al suo maggiordomo. In Italia fanno tenere rubriche a Bruno Vespa.
(ok, questa era troppo facile)
E in Australia hanno Zoo.
Non m’improvviso antropologo. Vi dico solo cosa c’è dentro Zoo, e voi tirate le somme/le cuoia/i remi in barca,
Copertina: figona bionda svestita del Grande Fratello australiano. Titolo: “Holy cheese, it’s…Bree”.
Holy cheese? Si tratterà di un’espressione idiomatica. Cioè, non vorrà dire letteralmente “santo formaggio”. A meno che non si tratti di un calembour sul nome della ragazza, che si pronuncia uguale al celebre formaggio francese. Andiamo avanti
Pp. 6/7: grandi foto di schianto aereo. In una foto, c’è una vignetta che origina dall’aereo, precisamente dalla sua parte anteriore: da stabilire se attribuita ai piloti o al velivolo stesso.
La vignetta dice: “We may experience some turbulence ahead”.
Nella foto seguente, l’aereo si schianta contro una torre di pilotaggio
Pp. 8/13: fighe svestite
Pp. 14/15: un ragazzo che somiglia a Pete Doherty, però sfigato, gioca con un grosso serpente. Segno che il destino tragico di Steve Irwin non li ha fermati.
E qui mi permetto, in via eccezionale, un saltello nel paratesto.
E’ una nota locale che presumo non sia arrivata in Italia.
Dalla morte del mitico “crocodile”, un bel po’ di razze sono state trovate morte sulle spiagge del Queensland. Morte e amputate di coda. Le autorità sospettano, con buona ragione, che si tratti di una vendetta verso la specie animale colpevole -tutte uguali, ste razze!- della scomparsa del magico Steve.
Gli australiani amano la natura. Finché sta lontana dai naturisti.
Non si creda, naturalmente, che se ne vadano tutti a caccia di razze -peraltro l’avevo preconizzato in un post precedente: qualche grazioso si vada a rileggere gli ultimi scritti, e mi faccia sapere dove.
Tuttavia, quei pochi sono così deficienti da alzare notevolmente la media di deficienza di tutto il paese. Ma ora basta, non vi voglio influenzare.
Pp. 22/24: figa svestita. E’ identica alla conduttrice della Prova del cuoco, di cui ora mi sfugge il nome; ma apprendo dall’irreprensibile Zoo che si tratta invece di concorrente del format Survivor. E se è sopravvissuta lei…
Pp. 27 (occhio a questa). “Face tumor”. L’immagine di un vietnamita ventenne affetto da tumore incurabile dove vi dice il titolo. Faccio fatica a descriverla. Al posto del volto c’è una specie di palla da rugby, senza più naso né bocca, con una specie di cratere biancastro nel mezzo. L’epidermide è color melanzana. Gli occhi si intravedono appena, due fessure ormai spente e incapaci perfino del pianto. Potrebbe anche trattarsi di un fake. Ad ogni modo, la didascalia dice che la gente del suo villaggio lo ha preso per la reincarnazione del dio Ganesh. Mentre io avevo preso i lettori di Zoo per la reincarnazione dello scemo del villaggio.
Pp. 33: concorso fotografico rivolto ai lettori. Si chiedono stranezze e simpaticherie. Vincitrice è l’immagine di una buick dal bagagliaio seminato di ghiaccio, da cui spunta qualche bottiglia di birra che due robusti australiani, chissà perché divertiti, suggono tra rutti e scoregge.
Seconda classificata, e mirabile esempio di autoironia nazionale, è la foto di Steve Irwin in tuta da sub, la bocca aperta in un’espressione terrorizzata -o forse si è appena fatto una birra- e dietro di lui le fauci assassine di un coccodrillo, infinitamente più grandi.
Fidatevi, che fa ridere.
Terza classificata, l’immagine di un aereo in volo minacciato dalle Twin Towers, svettanti e provviste per l’occasione di potenti reattori. Soprattutto, integre. E’ un esempio iconico della teoria pirandelliana nota come “sentimento del contrario”, o dell’adagio berlusconiano catalogato alla voce “ribaltamento della realtà”. Duchamp sarebbe colpito.
Pp. 34/35: la cosa migliore di Zoo. Senza ironia. E’ un servizio sulle dieci gang criminali più pericolose del mondo. Al primo posto, curiosoni che siete, si piazza ovviamente Mara Salvatrucha, il gruppo rivoluzionario di El Salvador integralmente passato al narcotraffico e al controllo territoriale; quello che per entrarci devi sgozzare una donna afroamericana -ma vi potete scaricare il modulo di autocertificazione. Unico neo, non sono esplicati i parametri di giudizio: a parte i ragazzi di El Salvador, di cui sono in pochi a mettere in discussione il primato, non ci è dato sapere su quali basi -più che approssimative- troviamo i Dardies (Giamaica) sul podio d’argento e i The Nations (Chicago) su quello di bronzo.
E possiamo piantarla qui.
Stupidario
Per la causa del razzismo italiano si spende invece la mia serata trascorsa all'Istituto Italiano della Cultura.
Un'anziana collega andava a incontare la delegazione dell'Università La Sapienza, ed io mi sono attaccato alle sue sottane -nel senso che mi sono aggregato, razza di giuggioloni- nella speranza di arruffianarmi la direttrice dell'Istituto.
Cosa ha spinto i togati accademici a Melbourne? Quale traguardo scientifico avvinceva le sponde transoceaniche? Ero molto curioso.
C'era un gruppo nutrito di professori, più due hostess fatte passare per studentesse.
Programma della serata:
Conferenza del professor Piripacchio, economista di grido, sull'Unione Europea. "Per gli australiani sarà molto interessante conoscere questa realtà", ha detto nel suo cappello iniziale. Eh, già. Sarà interessante scoprire che non solo c'è una cosa chiamata Europa, in un'area sperduta del mappamondo downunder, ma addirittura che questa Europa è unita, grazie a una serie di accordi stipulati dal '50 in avanti. Certo che non si finisce mai di imparare.
Purtroppo, da europeo spocchiosetto, ho iniziato ad annoiarmi quando il prof. Piripacchio spiegava cosa si intende per Benelux (eh, il fascino delle lingue morte).
Nondimeno, le mie orecchie lo hanno sentito dire, qualche eone più tardi, che "contrariamente a quanto si dice e si scrive, negli ultimi anni l'occupazione in Italia è cresciuta".
Voleva dire, immagino, che crescerà, in seguito alla misteriosa scomparsa di una delegazione della Sapienza, vista l'ultima volta penzolare dal ponte sul fiume Yarra.
Due razze -sempre loro- saranno giudicate colpevoli del delitto, e condannate a pregare con la coda rivolta alla Mecca su un tappetino a forma di Steve Irwin.
Ancora sconvolto dalle rivelazioni del prof. Piripacchio, l'uditorio è stato poi sottoposto ad un film.
Trattavasi di un documentario amatoriale di novanta minuti su: La comunità molfettana in Australia.
Il prof. Favagrossa ha annunciato con giusto orgoglio la proiezione di questa gemma d'archivio.
La platea rumoreggiava con gli occhi.
In quello sguardo potevi leggere quanto segue -traduco letteralmente, adattando le espressioni idiomatiche:
Ma testa di minchia che sei.
Vieni in Australia che è pieno di italiani.
Vieni a Melbourne che c'è metà degli italiani d'Australia.
Vieni all'Istituto Italiano della Cultura, e a sto punto ci dovresti arrivare da solo.
I molfettani d'Australia ce li hai davanti, in senso lato ma forse anche proprio.
E metti su Alberto Sordi. Metti Edwige Fenech sotto la doccia. Ma metti pure Maria De Filippi. Qualsiasi cosa, qualsiasi nell'universo, anche una scoreggina, darebbe più senso alla tua presenza qui, questa sera, del documentario sui molfettani d'Australia.
(e dove cazzo sei andato a pescarlo, poi?)
Vedi qual è il tuo problema, abitante dell'Italietta?
Il problema è che vuoi fare il furbo, farti un viaggio in Australia pagato dalla Sapienza, e cioè da quei fessi dei contribuenti tuoi connazionali.
Vuoi fare il furbo, ma in effetti sei scemo.
Anzi. Sei tutt'e due. Cioè, tu, Favagrossa, sei solo scemo, e probabilmente impotente, ma l' "italiano", considerato come un archetipo, riesce ad essere le due cose insieme, e questa oscena mistura lo condanna ad un ruolo grottesco nel mondo.
Lasciamo stare la mezzora di ritardo. Lasciamo stare la conferenza sull'Unione Europea, un pretesto patetico che quantomeno è costato un'oretta di tempo al prof. Piripacchio, sottraendolo
ai suoi film pornografici a base di zoofilia, fisting e coprofagia.
Ti giuro che cerco di non essere solito: cioè lagnarmi a nastro del mio paese, salvo esaltarlo quando è un forestiero a eccepire. A volte ci casco.
A volte. Ma questa volta è diverso. Perchè la tua scema furbizia è qualcosa che fa ribrezzo. Piglia su i molfettani d'Australia e vai a buttarti dalla torre Rialto, Favagrossa. Fatti un sushi da qualche parte, che costa poco e ti leva quell'alito marcio, e vai a giocare con i coccodrilli. Lo fanno tutti, qui. E' divertente. Prova.
Triplo fischio dell'arbitro.
Parità.
...e invece
Eh, invece.
Quanto sopra scrivevo ier sera, nel tepore della mia solitudine, di rientro da quell'osceno teatrino.
Senonchè, più tardi sono uscito con un tale che si fa chiamare Zio Fester, pur avendo i capelli e una faccia invero più da nipote che non da zio (contento lui).
Con Zio Fester, che è un meneghino neofita ed entusiasta di queste lande, e della stessa vita (gli passerà) siamo andati a ubriacarci al pub. I fumi scarlatti ci inebriavano, le strobo ci trasfiguravano in maschere demoniache, le squinzie lussureggiavano intorno, come in un sabba.
Poi, abbiamo fatto la conoscenza di due australiani ubriachi.
Il primo fa il musicista. Suona metal ma è sputato a Dave Gahan, e ciò spiega perchè a trentadue anni non ha ancora sfondato, se non qualche sedia in testa a qualcuno.
Ma Dave è a postissimo se comparato al secondo.
Signori e strappone, un naziskin australiano. Eccessivo, inaudito. Frutto di un parto lisergico di qualche esaltato -sapete, buco dell'ozono, steve irwin, meat pie: ce n'è di che uscir di senno.
Tatuato dalla testa di cazzo ai piedi di porco: serigrafie di Adolf Hitler, svastiche technicolor, acquile e croci celtiche, le scritte "Seig Heil" e "Christine I love you" -le solite cose da naziskin.
Non ci ha risparmiato alcuno dei suoi tatuaggi. Ogni trenta secondi si scopriva da qualche parte, e con far malizioso ci invitava a guardare -ma con discrezione, per carità. Ci ha mostrato il carrarmatino che aveva nella tasca del bomber. Ci ha detto che il nonno di una sua ex fidanzata spagnola era nelle SS. Blaterava di mitraglie Beretta e di Pax romana.
E quanto di più patetico, si vedeva lontano una yarda che era più buono del pane, e se stimolato a dovere sarebbe cascato in terra a piangere come un cencio le sue disgrazie.
Datemi atto. Questo riapriva la gara, e decretava la netta vittoria del razzismo sugli australiani.
Lo so, sembra la solita, furba meschineria da italiano. Sembra che mi ruzzolo in aerea per farmi dare il rigore.
Può darsi. Non so. Ma se fosse, gli australiani sono già abituati.
Al massimo se la prenderanno con la terna arbitrale -interamente composta di razze del Queensland.
So what
Ebbro per la vittoria -quanto poco bipartisan, me meschino- sono andato al lavoro stamane saltellando come un idiota per le arterie di Melbourne, fischiando dietro alle giapponesi e sparandomi in cuffia la sgallettata Rock Dj
-Rock Dj? Ma dici sul serio?
Datemi pure del frocio, dell'ebreo nazi con gli occhi a mandorla o del membro di una delegazione dell'università la sapienza. Resta il fatto che I've got so much live running through my veins, voi non so.
Perchè poi possieda un disco di Robbie Williams è tutt'altra storia, che pochi sanno e non osano dire.
P.S. Risentita Kids are alright, ho stabilito che Kylie è più mascolina di Robbie. Robbie è un frocio perso sul serio, di certo ha lasciato i Take That perchè Gary lo brutalizzava ogni sera nel camerino, e lui ha scoperto che gli piaceva. Non sto dicendo che Kylie sia mascolina, intendiamoci -per quanto adesso, dopo il cancro alle tette...Sto dicendo che è più mascolina di lui.
Amen. Good morning mates.
Update
Vai con Dio. Uno qualunque.
Apprendo ora della morte di Oriana Fallaci.
Una donna forte, minata dal "male incurabile" che pure ha domato per anni.
Ma il ritorno in tv di Santoro le ha dato il colpo di grazia.
Da un lancio d'agenzia Adnkronos:
Nella sua ultima invettiva, lo scorso 30 maggio 2006, la scrittrice ha attaccato un po' tutti. Romano Prodi e Silvio Berlusconi, liquidati come ''due fottuti idioti''; gli immigranti messicani che manifestano con le bandiere del proprio paese (''mi disgustano''); per il presidente venezuelano Ugo Chavez (''mamma mia''); per Federico Fellini, di cui non ricorda l'intervista ma che non le piace; per l'olio di oliva fatto in New Jersey.
Beh. Una che riesce a odiare l'olio d'oliva fatto in New Jersey denota almeno una spiccata personalità.
Di mio, mi limito a rilevare che il titolo del post, edito tre ore fa e all'oscuro di tutto, è quantomeno appropriato. Comunque la si voglia intendere.
("molta gente ha paura di dire quello che pensa, cioè quello che dico io")