Le vie dei Qantas

Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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giovedì, 14 settembre 2006

Bevete più latte

Sentite.
Ieri ho appreso molto su questo paese, e semplicemente posando le chiappe sulla poltrona di un cine.
E’ anche vero che mi è toccato prendere un treno per farlo.
Fido che un giorno qualcheduno persuaderà gli australiani della bontà della metro. Magari parlando delle bombe di Londra:
-Pensate. Se la jihad vuole già colpire qui a Melbourne, cosa direbbero se ci fosse la metro?
-That’s fucking true, mate
-Andrebbero in brodo di giuggiole, come minimo
-You’re fucking brilliant, mate
-A proposito, mi offri mica da bere?




 
Peraltro in questo cinema sito a Culonia -quartiere ameno di Melbourne- domenica prossima fanno 2001: Odissea nello spazio nell’immensità dei 70 mm in cui s’annega il pensier mio.
Ma aspettate. Presenzieranno l’evento Gary Lockwood e Keir Dullea in person.

Gesù inchiodato, rendetevi conto: quei due sono ancora vivi.

Che se ben ricordo, poi, uno dei due aveva passato Giove e l’Infinito reincarnandosi in un feto gigante, oppure in un monolite, e l’altro era morto per asfissia, ma all’ultimo nanosecondo si era messo insieme a una scimmia -una scimmia maschio, preciso-, e quando il rapporto era andato in frantumi la scimmia gli aveva spaccato la testa con una tibia, dacché in pratica era morto due volte, in una di quelle sequenze ermetiche e alogiche cui Kubrick ci ha abituati.

Cosa ci racconteranno, i due spassosi vegliardi?



Il film visto ieri sera, con due onomatopeici colleghi, era invece Australian Rules, una chicca di qualche anno fa che per misteriose ragioni -e le sto ancora cercando- non ha passato il vaglio dei sette mari, per sbancare da par suo i botteghini europei.
Vi si narra di uno sperduto paesello del South Australia -chiamato anch’esso Culonia- e delle tensioni sottocutanee, ma neanche poi tanto, che ne irrorano le desolate arterie stradali -un’astrusa metafora per dire che in famiglia si menano di santa ragione e che i bianchi “non vedono di buon occhio” i negri locali, noti al mondo come aborigeni. Il punto di vista, per snocciolare sapienza semiotica, è quello di un brufoloso teenager simile al mitico Jason Bateman. Se siete troppo piccoli per ricordarvi di Jason Bateman tornate pure a ciucciare dal seno

(dicevo quello di mamma, furbastri)

Quel pidocchio somigliava davvero al mitico Jason, ma la sua faccia, se possibile, chiamava schiaffi anche più robusti.

Riassumendo: c’è la vita a Culonia, nel South Australia, che scorre tranquilla, coi canguri che saltano e il papà che quando non si ubriaca picchia la mamma. C’è il simil-Jason che incautamente s’innamora di un’aborigena, e sono cazzi amari, ma soprattutto canguri. C’è un aborigeno, naturalmente amico del cuore di Jason, che viene sparato dal padre imbriacone di questi. E in mezzo, per camuffare la provenienza australiana del film, c’è una sporta di football australiano.

Sinceramente mi chiedo perché Australian Rules non ha sbancato i botteghini europei. Ma davvero.
Peraltro, dei dialoghi non ho capito una fava, perché erano detti in slang rigoroso.
Ma perché, come mai non ha sbancato in Europa?




 Stasera, invece, mi sono sparato tre ore di cinema muto al benemerito ACMI -il cinema che fa venire i brufoli.
Trattavasi dell’amarissimo He who gets slapped (“L’uomo che si fa prendere a sberle”, Victor Sjostrom, 1924) e del visionario Museo delle cere (“Waxworks”, Paul Leni, 1924).
Il bello è che uscito dall’ACMI -con qualche brufolo in più- mi sono trovato al cospetto di Federation Square, che è uguale alle scenografie visionarie del Museo delle cere.



Ma soprattutto, il film (visionario, sapete?) di Leni mi ha fatto un effetto madeleine.
In effetti l’avevo già visto, o se non altro dicevo di averlo già visto, perché in realtà me l’ero dormito.
Il sonno dei giusti si situa qualche anno fa, ai tempi del Dams, alle ore nove del mattino.
Sappia chi è poco pratico che chiedere a uno studente del Dams di non dico vedere un film, ma foss’anche svegliarsi alle nove è come chiedere a suor Germana di ingerire cibi precotti, a un australiano di non dire mate per dieci minuti e a me, ultimamente, di fare amicizia con un sudcoreano.
Eppure quella mattina, per inquietanti ragioni, avevo condotto le terga marmoree fino a via Mascarella, per la proiezione delle ore nove del Museo delle cere.
Quel vegliardo adorabile del professor Costa aveva fatto un’introduzione sgargiante; spiegandoci, se non sbaglio, che questo film aveva scenografie strepitose, per l’epoca. Il vecchio aveva ragione, ma non l’avrei scoperto che una sera di molti anni dopo, a Melbourne, bestemmiando il dio dei sudcoreani: perché quella mattina ho dormito.

Ah -dove “Ah” è l’artifizio che attiva l’effetto madeleine.

Dicevo, Ah, i tempi del Dams. Tempi di meretricio -e non mi facevo pagare poi molto; di fegati spappolati; di menti migliori della mia generazione che Minchia, che generazione del cazzo.



Domani, invece (oggi per chi legge, ndr) la mia voce asimmetrica e apotropaica commenterà il cinema di Marco Bellocchio alla radio australiana. E’ questa la fine degli umanisti -suoni come un monito o come un presagio, a discrezione. Trovarsi a Melbourne, in uno sciatto settembre, e non solo scoprire che il correttore automatico di Word tramuta “Bellocchio” in “Belloccio” -provate a casa-, ma altresì che si deve passare la notte a scrivere due stronzate sull’autore dei “Pugni in tasca” e del “Regista di matrimoni”, da proporre agli intrigatissimi ascoltatori australiani -che nel mentre si chiedono perché Australian Rules non ha sbancato i botteghini europei.

Pure, anche Bellocchio mi ha fatto l’effetto di una madeleine -è il caso che scendo a farmi uno spuntino, che dite?
Correva l’anno 2003. La versione imberbe del Vostro -identica alla versione attuale- scorazzava su e giù per il Lido di Venezia, dove per caso si teneva una fiera del cinema.

(egli era giovane e forte, ma ancora non lo sapeva)

I microfoni della Rai lo intercettarono fuori dal casinò, dopo la proiezione del fresco Buongiorno, notte -calzante per chi ha subito da poco un jet lag. La strafiga reggimicrofono gli ha spiegato che l’intervista -sì, volevano intervistarlo: eccomi, De Mille, sono pronta!- era per lo speciale sul Festival di Marzullo.
(scesa di palle. Non avrei fiocinato quella strafiga. Provate voi, se c’è di mezzo Marzullo)

 -Si faccia una domanda e si dia una risposta- ha detto la reggimicrofono
-Uhm…Ci sono. Mi è piaciuto Buongiorno, notte? Sì
-E che cavolo di risposta è, scusi?
-In che senso?
-Dio santo, articoli. Mi servono interviste di trenta secondi
-Non posso fare una recensione in trenta secondi. Ma posso dirle che l’amo
-Faccia qualcosa. Insomma, vuole parlare? E’ in televisione
-Uhm…Ci sono. A chi darei il Leone d’Oro, se fossi al posto della giuria? A Marco Bellocchio per Buongiorno, notte. Un titolo che ricorderò quando sarò vittima di un jet lag, tra parentesi
-Così va meglio
-Andava bene?
-La battuta era ottima, la ricicli
-Che dice, andiamo a scopare?
-Ricicli anche questa, comunque no
-Perché?
-Fatti miei. Lavoro per Marzullo, ma conservo una mia dignità
-Questa è ottima, la ricicli

 Insomma, era per dire che a Venezia 2003 peroravo furiosamente la causa di Marco Bellocchio. Casualmente la perorava anche lui (questione di fluidi, immagino). E non ha preso bene il fatto che il premio sia andato a un frocetto russo, per il mediocre e laccatissimo esordio chiamato Il ritorno -recensione: “Ma vai a dare via il culo”.

Si vede che Bellocchio mi porta fortuna.
Sarà questione di fluidi?



(nella foto: ritmo tipico di film russo degli anni '20, in endecasillabi e settenari)
postato da: vannij alle ore 03:05 | link | commenti (12)
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Commenti
#1    14 Settembre 2006 - 04:26
 
ero entrata finalmente per una cosa seria e mi sono ritrovata a ridere coma una pazza per quest ultimo post, ma, cosa più grave,dal naso, per non svegliare i compagni di stanza..non è una scena raccrapicciante? vedi tu che provvedimenti prendere. io ora mi ricompongo e posto l atteso pamphlet!

caro comandante (e povero vann!)
da sporche lenzuola insonni ti rispondo (tutto rego,sono quelle del mio coinquilino, e lui non cè..).come ci siamo fatti leopardiani, per prima cosa ho pensato (no, la prima è stata: con tutti i sacrifici che abbiamo fatti per espatriarlo, come s'è fatto leopardiano..che è ben diverso!). così mi sono andata diligentemente a ripassare tutta la letteratura italiana del900 (sì, vabbè, c'ho l esame domani..) certa, insomma, di trovare risposta o consolo a sì arduo quesito, il senso della vita, e della solitudine della vita, e della ricerca stessa del senso, etcietera etcietera, detto al modo della piera (eh?). e invece nisba, sti postmodernacci (sono secoli che ci studian sopra!) sono arrivati a dirci che il senso è che non cè il senso, pavese ha detto più o meno:ha senso essere solo per poi essere ancora più solo? e poi sè fatto fuori quindi non lo citerò, poi ci sono i giocherelloni che dicono di prenderla con ironia, rifacendo il verso a tutto e tutti(continuiamo così,facciamoci del male..non ci sta male) (eh?). morale vai con dio col sorriso e colle seghe. seghe? fulmine a ciel sereno!(vabbè è un modo di dire, originario di melbourne, fra l altro!) ma certo,è lo spugnettamento, la masturbazione, il godimento solitario ma non troppo (perchè le pippe te le fai sugli altri) che ci appaga, e ci frustra e ci distrae. le pippe sono la nostra salvezza (ammèn).sicura di passare alla storia della (non so..della metapippa, forse?) con questa grande metafora sul senso dellavita, approfondisco. facciamo finta che non esista la realtà (anche perchè se non facciamo finta è già andato tutto a puttane). i pipparoli professionisti lo sanno quindi: abbandonano l idea di ingravidare il mondo (continuiamo così..) convinti come sono di non poter prendere sul serio la consistenza della vita e la loro stessa qualità di generatori dellastessa, e quindi si spugnettano. ma queste pippe c'hanno una capacità di spostarsi e creare i ponti (si, proprio quelli!) che è incredibile, tipo melbourne roma nel giro di un post (più qualche giorno di lullica reazione) (poi qui si spiega,fratello, perchè non sono andata oltre colla metafora del viaggio delle pippe. somma sei sempre mio fratello. e basta!) per dire:anche la solitudine è una metapippa, e noi la stiamo svelando nel nostro stesso parlarci, e spugnettarci, e (burberamente, te lo concedo, così non ti vengono le crisi) amarci come ci amiamo, visceralmente, indissolubilmente. che, fra l altro, come vedi, comporta anche dall uno propinare all altro facili happy handing di consolazione, e dall altro accettarli di discreto grado con postmoderno sorriso sulla faccia (un postmoderno commento, viste le condizioni, sarà considerato equivalente)
ti lascio con un motto di saggezza popolare che m hanno detto oggi sempre per l esame di domani che fa:
in braccio all orso..e speriamo che non s' affezioni.(fa proprio così!)
un abbraccio pattico dalla sorella lola birba juliet
psst. mi scuso con i diabetici, ma quando ce vò ce vò








utente anonimo

#2    14 Settembre 2006 - 17:34
 
Sembra strano gopai - gomai è femminile, ricordalo nel caso ti trovassi nelle campagne di Orune col bisogno impellente di appellarti ad un pastore che vive la viriltà come una categoria della carne, onde evitare epiloghi da disamistade - ma improvvisamnte mi sono ritrovato dall'altra parte del cannocchiale. Certo i campanelli d'allarme c'erano stati. Così ogni volta mi travestivo da Henry Kissinger iniziando a tessere trame sul valore della parola data, della scelta della responsabilità. Poi bastava un verbo ingiurioso, un colpo di denti triviale... e l'astrazione non contava più un cazzo. Quando stavo su quel letto d'ospedale tutti volevano inculcarmi Tiziano Terzani. Mi ha talmente eroso le palle questa terapia radical chic fatta di cortisone e di elisi tosco-pesaggistici, che ho scelto Dostoevskij per farla finita. Ed è stato un bel modo per rotearmi nuove verità. Ora mi godo le pappardelle alla festa dell'unita, e penso che dal primo ottobre quando calerò il mio odore in una nuova casa non sarà poi tanto male. Si è vero ci ho creduto in questo progetto di vita. Ho fatto carte false per definirmi sentimentalmente eroico, talmente patetico da razionalizzare il romanticismo in compromesso. Sono stato tantrico dove non dovevo esserlo, nel chiedere la spiegazione. I monumenti relazionali vanno condivisi e non si possono pietrificare le promesse. Così per lei i luoghi comuni sono diventati un modo onesto per sviare gli equivoci. La femmina volubile, l'uomo cacciatore... No, non ce la faccio a diventare Hunprey Bogart. Sono spurio, meticco e bastardo... mi abbasso sempre, mi ritengo un atleta del rispetto… poi mastico amaro e penso, che basterebbe esternare, dire, concludere, fare rabbia per seminare abbandono. Invece scelgo un pub. Il più solo, il più vuoto, l’unico aperto nel raggio Irnerio - Mascarella. E non spero di trovare ne un anima ne una compagnia, ne uno specchio o almeno un alter ego, mi basta una birra, qualche voce, non importa se un marocchino molesta chiunque a suon di vaffanculo, o se un barista tempesta l’ambiente con rumori musicali. No… mi attardo nella mia sensazione. Quella climatica, che si genera per caso…e ti scuote la vita. Perché liquido chi amo un saluto buio? Forse perché mi ritengo una trappola per topi. E i topi sono gli amori, che vivono le loro verità e hanno la sagacia, la testardaggine per convincersi del bene nonostante il male. La loro è fede, la mia è utopia. Forse avrei dovuto fare come Wiliiam Hurt in un Wenders del'90, scappare in Australia mettermi un casco virtuale in testa e godere delle immaginid el mondo. Tu l'hai fatto. E ti stimo per questo. Perchè sai essere nel posto giusto. Il tuo equilibrio a metà strada tra l'indioscrezione mondana e la certezza dei propri mezzi è un movimento abbinato al futuro.
Ti stimo per questo è per tante altre cose... ed è stato un piacere ricevere i tuoi complimenti, sono tra i pochi che hanno davvero un valore.
Sai è un periodo fortmente marinettiano questo..
Bixio, Tagliavini...
il sole in fronte... l'abitudoine all'energia... e Mario Adorf nel delitto Matteotti di Vancini è stato inebriante.
Comunque non credere al tuo ritorno di trovarmi travestito da balilla, anzi fermami se nella notte della prossima immacolata concezione tento di rievocare il golpe Borghese del 1970.
Forse lo faccio per ripicca verso coloro che a Bologna credono ancoro ad un mondo accomodato nei pressi di un ipotetica Stalingrado.
Lull - perchè lei di sopra vero? - ha ragione a chiamare i postmodernacci degli insensati qualunquisti. Eppure nonostante la loro estrema negazione del senso, nascondono anch'essi una logica oscura. Una forma matematica frivola, se così possiamo definirla. Quella che misura leopardi e woddy allen in base al torace e gli scambia per convenienzqa di produzione con un garko defilippesco, fagocitabile in qualche palinsesto confortante. E' un po' l'occidente no? Ivi si consuma la pugnetta scarsamente erotica, un po' incline al benessere sulfureo. Ha ragione mio fratello quando li chiama minchie vestite a festa- E' un grande lavora in una pasticceria, si alza alle 4 del mattino e rincaso alle 9.. trasporta bignè tra Carbonia e Gonnesa e su Google Earth il suo tracciato non verrà evidenziato mai. Ma c'è! E questa sicurezza mi fa pensare che scoprirò la prossima novità sorridente nella cosa più naturale e banale. Certo quel film di Paul Leni alle 9 del mattino avrebbe steso chiunque. A meno che tu non sia Ghezzi, o Jaques Aumont o Bisoni. Io ci sono rimasto per un più misero Griffith. Ma erano altri tempi. Era destino che dovevi risolvere i tuoi problemi con Leni in Australia con a fianco un sudcoreano. Rimasi folgorato dalla Giulia guardando una puntata di Trend pills. da allora sono un suo fan. Per il resto non l'ho mai vista dal vivo.
T'aspetto per novembre... perchè torni anovembre giusto e vediamo di vederci molto più spesso - questo è un imperativo che dedico a me stesso priam di tutto.
saluto lull e il suo commento. Anche lei come te incrocia le parole facendo sentir bene i destinatari o il lettore di passaggio... in questo caso io.E' un modo venusto per farsi catturare. Sarebbe se da questa emanazioni e non dai postmoderni nascessero nuovi jet set.
Ora scappo, ho uno scotoma al centro dell'occhio destro che mi minaccia.
ti lascio il mio contato su messenger nel caso volessi contattarmi in un frame efexor25@hotmail.it
Comunque ora passero con frequenza sulle vie del quantas per rinsavirmi l'interesse.
un abbarccio
Marco
utente anonimo

#3    15 Settembre 2006 - 02:36
 
questo stream di commenti è un capolavoro.
non solo mi farà vincere il premio per il blog dai commenti più lunghi di tutta la blogosfera -un premio ambitissimo, come certo sapete- ma c'è tanta e tale densità di vita e pensiero, tante frequenze e sentieri incrociati, e che il lettore profano può tutt'al più immaginare -beato lui, però, beato chi ha un mondo da costruire con pochi segni.
voglio dire a voi due, un uomo e una donna vivi, e notevoli teste, che potreste convincere qualcheduno -con gli scritti qui sopra- della bontà di questa gioventù nostra -in senso storico. io un po' faccio il cinico e un po' lo sono. ma le persone vive le riconosco, nella loro ostinata speranza e nell'inevitabile sofferenza.
poi, mi piacerebbe rispondere nel merito di alcune questioni, esistenziali e politiche. ma il lavoro mi chiama e il dirigibile Holden svolazza qui fuori -dico davvero, per dio.
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#4    17 Settembre 2006 - 00:17
 
anche quest'anno comunque, che così restiamo in tema con il post sopra delle fighe svestite, la reggimicrofono di raisatcinemaworld aveva un paio di tette clamorose.

reggimicrofono.
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#5    15 Ottobre 2006 - 16:27
 
io però sono molto curiosa di sapere quale sia il cinema a Culonia, posto che Melbourne è costruita come ramificazioni culoniche intorno ad un piccolo centro giallo e arancione.
utente anonimo

#6    16 Ottobre 2006 - 06:45
 
astor.
non e' poi tanto culonia, in effetti, per la dimensioni di melbourne.
ma egli era appena arrivato; egli era giovane e stolto.

vj
utente anonimo

#7    17 Ottobre 2006 - 00:28
 
stai scherzando! io vivevo attaccata all'astor, il primo mese e mezzo. tutta quella zona (east st kilda, balaclava) è centro per me... e chapel street, e carlisle street... dì, ma non ti sarai mica perso i pancakes di las chicas?

ma dove sono i melbourniani in buona fede di una volta? ti portassero in giro come si deve!
utente anonimo

#8    17 Ottobre 2006 - 02:30
 
a me sembrava fuorissimo, ma piu' che altro per dover prendere il treno. c'e' moooolto di peggio, in effetti.
bellina, la zona. gaia, anche.
i pancakes di las chicas, eh, temo di averli persi. potrei rimediare in extremis.
i melbourniani, come chiunque, mi sa che sono piu' "in buona fede" con le giovani donne.
io, poi, oltre che maschio sono pure antipatico. quindi figurati.

vj
utente anonimo

#9    17 Ottobre 2006 - 11:10
 
per las chicas scendi a balaclava e giri a sinistra, lo trovi subito sull'angolo. il grosso problema di melbourne è l'inspiegabile e idiota assenza di metropolitana.

non sono in molti ad essere più antipatici di me.
utente anonimo

#10    17 Ottobre 2006 - 12:40
 
il mondo e' grande, abbi fede. per l'antipatia.
per las chicas, sara' magari quando ripasso. sto lasciando questa citta', sdegnato dalla mancanza di una metro decente.
utente anonimo

#11    17 Ottobre 2006 - 20:44
 
eppur si muove!
complimenti dalla sora sfiga (sorella inver sfigata)
utente anonimo

#12    24 Gennaio 2007 - 00:01
 
ahahahhaahahahahah ho riso tipo mezz'ora


f.
utente anonimo

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