Le vie dei Qantas

Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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martedì, 12 settembre 2006

Plastic Fantastic Lover (il canto delle sirene)

Preparate lo spirito
(ehi. Non quello spirito. Giù le mani dalla bottiglia)
ad un post miscellaneo.
Dimenticate le architetture tematiche degli ultimi scritti, la loro ostinata coerenza da concept album.

Ma a parte gli scherzi. Vengo a dirvi, copiosamente ed alla rinfusa, dei miei ultimi ritrovati australiani. Concentrati, al solito, nelle calde, e poi fredde, e poi umide, e calde, e ventose, e rifredde giornate finesettimanali.


(Tit. " You got 4 seasons in a day, mate!")

 
Ne ho fatto nuova esperienza a Waterfront City.
Che non si trova tra Paperopoli e Gotham City, ma è banalmente la zona portuale rimessa a nuovo.
Non male, in realtà. Davvero non male.
A rigore, quello sbagliato da Trezeguet, non dovrebbe piacermi. C’è questo molo tirato a lucido, e seminato di ovali ed ellissi sul mare dove servono “trionfi di pescespada su letti di misticanza”, e roba del genere; i bambini scorazzano allegramente, o si rincoglioniscono sotto il megaschermo che spara Mtv -occhi a mandorla, dove siete? I mammi e le babbe assaporano i loro trionfi (quelli di pescespada, sempre), un tendone tipo Estragon ospita l’installazione “Le macchine di Da Vinci” (ancora grazie, Dan Brown dei miei strapazzati coglioni); lo skyline si profila maestoso, insieme alle spericolate architetture locali -di una naiveté che talora sfiora il geniale.

Ma c’è il mare. C’è la sua calma estensione. Il mare schiumevole, mio inacciuffabile amico.




Vedi Omar quant'è bello

 E in mare, c’è il veliero di Sea Shepard. Un trionfo non già di pescespada -che ha poco di che trionfare, specie se sta in un piatto-, ma di ingegno ferroso, e tutto dipinto di nero. Attraccato sul molo.

Sea Sheperd è una compagnia senza scopo di lucro che da anni si dà al bene delle balene. Un’altra cosca di rompicoglioni fanatici, vi starete dicendo. Può darsi: fatto sta che le marinaie, sporche, coi piedi nudi, avvolte nei loro cenci fortuiti -un’abile truccatura di scena, immagino- fanno la loro porca figura. E c’è una cosa che pensavo anche allo zoo, guardando estasiato la ragazza che nutre le foche -anche bruttina, tra l’altro: cioè che voglio mettermi con una donna di mare, una cosciente selvaggia che dà del tu ai polipi e alle murene, stracolma di sapere pratico. Mi starò irwinizzando, può darsi: ma sia chiaro che a questa donna non chiedo di convertirmi. Non voglio fendere i sette mari -corpo di mille balene! Me ne starei chiuso a scrivere, in una città -non per sempre, immagino, ma al momento mi sento urbano- e lei se ne andrebbe a pulire il culo ai delfini o a giocare a Mahjong con le nutrie. Poi tornerebbe, e nella penombra -certe cose hanno luogo nella penombra- le annuserei la pelle salata. E l’ancestrale sapienza del mondo sarebbe in me, penetrata dalle mie nari.




 A parte queste stronzate, a Waterfront City -cui spetterebbe, fatemi dire, il suo bravo supereroe- un barista mi ha offerto il caffè.
Era un ragazzino pulcioso, e il bar piuttosto fighetto. L’ho fissato a lungo in modo eloquente -del tipo: Troppe seghe ti hanno dato alla testa?-, perché a causa del suo accento strettissimo non ero affatto sicuro di avere capito. Ma i gesti -del tipo: Naaaa, lascia stare (mate)- erano molto eloquenti. Sono uscito con circospezione, con la mia tazza da asporto di broda fumante.

Se ho capito bene, l’omaggio non voleva omaggiare la mia bellezza -almeno, non solo: e poi sono troppo alto per essere davvero bello-, quanto scusare l’imperdonabile colpa di non avere la miscela da Espresso. Benché umilmente gli avessi chiesto uno “short black”. Questo succede se vai in un posto dove sanno cos’è un Espresso -e dove c’è un ragazzino pulcioso che serve ai tavoli, sognando di fare il supereroe.

 


Otto Vaske vs Ian Thorpe

Restando sul tema acquatico -poiché conservo un barlume di senso logico- oggi ho messo piede
(-E scrivi pinna, che fa più ridere
 -Ti ho detto di no. E non rompere
 -Ufff, sei il solito pesce lesso)
nella mia prima piscina australiana.

Mi duole informarvi che le piscine, downunder, costano circa un terzo del costo italiano. Che il nuoto libero si pratica dall’alba alle dieci di sera -Bologna: da mezzogiorno alle quattro in inverno-, che l’acqua è calda in modo piacevolmente drammatico, le corsie sono semivuote, la struttura sta in centro spaccato, gli spogliatoi sono puliti e accoglienti, il phon gratis.
E’ una delle infinite comodità dello stile di vita locale. Io ci provo, a parlar male di questo posto: e in verità mi riesce di quando in quando. Ma detto tra noi, e al contadino non far sapere, la verità è che qualunque aspetto del vivere sperimento -dal cibo, al lavoro, al costo della cultura, le solite cose da bifolchi inguaribili- si rivela più facile. Fateci una pensata, figli gloriosi dell’Europa.






Via dalla pastafrolla

Restando sempre -e in modo sempre più pretestuoso- sul tema acquatico, sono tornato a St Kilda a vedere il mare, come un junkie qualsiasi
Nei bar di St Kilda c’è un’aria orgiastica, almeno i sabati e le domeniche. C’è questa gioventù effettivamente belloccia che ha voglia di bere, di stronzeggiare e di pomiciare.
Tra l’altro mi è stato detto, più volte, che le ragazze di qui sono più che mai “disponibili”, e per solito ti saltano addosso.




Ho evitato di precisare che al momento non mi è saltato addosso nessuno. Non tanto per ragioni di orgoglio -ma a pensarci, forse anche per ragioni di orgoglio-, quanto per sollevare il mio interlocutore dall’imbarazzo di una controrisposta -del tipo, E come si spiega questa stranezza?
Mi sarebbe toccato spiegare che in effetti, eh, beh, non sono uscito molto la sera. E ipotizzare che forse hanno sbagliato a leggere l’indirizzo.
-Magari hanno trovato l’ostello, ma poi hanno sbagliato stanza
-…..
-Oh, mioddio. Sono saltate addosso al primo che capitava. Un Latte di Mandorla, probabilmente.
-….
-Ed è colpa mia. E’ tutta colpa mia
-….
-Devo fare qualcosa. Devo fare qualcosa per quelle poverine
-….
-Come? No, mi spiace, non ho venti cents

 

 Mankind

 A Melbourne perfino i barboni sono puliti -come vedete, la mia miscellanea è osteggiata da residui di coerenza tematica.
Ne ho incontrato qualcuno, generalmente a St Kilda -fa più figo, fare il barbone di fianco alle palme- e sugli autobus.
Bologna è piena di barboni del cazzo. Di solito sono miliardari annoiati, che una volta finita la questua tornano a testa china all’Hotel Baglioni. Ma finché sono in giro, gli sia dato merito, hanno l’aspetto di barboni veri.
Mentre i barboni di qui sembrano appena usciti dal bagno turco. Gentilmente ti chiedono qualche spicciolo, e se non ce l’hai -o ce l’hai, ma vuoi tenerlo per pulirtici il culo- fanno un piccolo inchino prima di allontanarsi, per scassare la minchia al prossimo.

 Sul 16 per St Kilda, sedevo di fianco a una giapponese messa peggio di me. Con la lingua, intendo. Parlava al telefono con qualcuno, e si faceva ripetere tre volte ogni cosa, prima di dire la sua in un inglese che è generoso definire stentato. Finalmente, trovo qualcuno nelle mie condizioni -o addirittura peggiori.

Sullo stessa linea di tram, Palma d’Oro alla coppia improbabile di quest’anno. Lei alta, longilinea, baschetto e giacchetta francesi -o quantomeno, si suole dire, alla francese. Lui, faccia incerta tra mio cugino, Pete Doherty, Alex De Large e Gael Garcia Beral -figuratevi un misto di tutti quanti.
Solo, era alto un metro e sessanta si e no -Palma d’Oro all’australiano più basso visto sinora.
La cosa da ridere è che lei lo sbaciucchiava di brutto, chinandosi, e una volta seduta gli passava una mano sul pacco, lui gongolante nella sua statura da Vittorio Emanuele I.

Nel frattempo, un dirigibile passava avanti e indietro sulla città, la scritta “Holden” sulla fiancata, a caratteri rossi. La tenevo d’occhio fin da Waterfront city.
Alessandro Baricco mi aveva raggiunto fin qui. Mi avrebbe trovato anche dentro un meat pie


postato da: vannij alle ore 07:04 | link | commenti (4)
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Commenti
#1    12 Settembre 2006 - 08:44
 
L'Australia ti fa bene, amore!
Prima non ti leggevo perchè eri Noioso e Pretenzioso, adesso è tutta un'altra cosa.
Un bacio da Bologna.
utente anonimo

#2    12 Settembre 2006 - 09:52
 
uh? "amore"?
chi si permette?
Iddio mi è testimone che non ho altro amore all'infuori di me.
balle, mi sto sul cazzo da solo.
in ogni caso, chi si permette?

sappi, millantatrice (o peggio, millantatore&busone) che t'individuerò dallo stile, e tra mille. dì le tue ultime smancerie, tanto lo so chi sei
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#3    13 Settembre 2006 - 22:10
 
sì, direi anch'io che l'australia ti fa bene (e io che pensavo ti facesse bere!). un bacio anche da bratislava (e in aggiunta due astine per vittorio emanuele) ((bei titoli))
utente anonimo

#4    14 Settembre 2006 - 03:18
 
ignoro le misteriose ragioni, che tormentavano già enrico ruggeri, per cui risulti loggato a mio nome.
in effetti è lo stesso nome, ma x accedere alla casetta ci sarebbe una password segreta che non mi pare di averti svelato.
soprattutto, non avessi accennato a bratislava si poteva pensare che mi facevo i complimenti da solo.
spero che il fenomeno receda spontaneamente.
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