Le vie dei Qantas

Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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domenica, 10 settembre 2006

Chi non terrorizza s'ammala di terrore

 Grazie, Bin, non dovevi

 E' con orgoglio che vengo a informarvi che l'Australia e' nel mirino della Jihad. "Finalmente anche noi meritiamo il disturbo dei terroristi islamici" ha detto il primo ministro John Howard.

Non solo. Secondo esponenti del governo statale, Melbourne e' ritenuta la sede piu' a rischio di subire attentati. Capito? Quelli di Sydney possono farci tanti pompini, con Bondi Beach, le Olimpiadi e l'Opera House. Del vostro ponte sbriluccicante, fratelli, a Bin Laden gl'importa una fava. E' noi, e' Melbourne che vuole. Grazie, Bin. Sapevo che ci avresti apprezzato. Come io apprezzo te, soprattutto se mi dici dove intendi colpire. Non per motivi egoisti, come che so, salvare le chiappe. E' che mi chiedo come pensi di realizzare una strage in una citta' dove le case, in media, sono alte due metri e mezzo, dove non c'e' la metropolitana, non c'e' uno snodo ferroviario importante, per attraversare le strade devi chiedere un giorno di ferie. Non credere che mi burli di te o dei tuoi piani: sono sicuro che eri serissimo, quando hai detto: -Ok, ragazzi, allora e' deciso, sabato prssimo andiamo a Melbourne-, vincendo col tuo carisma le resistenze dei kamikaze, che preferivano Sydney per farsi almeno un'ultimo bagno -o Ayers Rock per il panorama.

Staremo a vedere. Comunque grazie, la tua minaccia e' un onore anche per un semplice turista.

 

Al confronto, Irwin era un brocko

E restiamo sul tema dell'informazione. E' ganzo fare i post a tema. Ti senti come i Pink Floyd durante le sessioni di studio di The Wall, come gi Who mentre suonano Tommy e i Beatles che danno vita a Sgt Pepper.

Ad acuire la percezione di Oz come di una terra remota è la scarsità relativa di notizie salienti.

Pensateci: con quale frequenza vi capita di apprendere dal giornale di qualcosa accaduto qui?

La morte del “Crocodile Hunter” Steve Irwin ha probabilmente raggiunto quella vecchia snob che e' l'Europa. Da queste parti è una specie di lutto nazionale. Nei barbies della domenica, gli australiani immolano razze alla buonanima del ragazzone. E i coccodrilli sembrano tristi, senza piu' alcuno che li faccia giocare -John Howard non lo volete, eh?

Il fatto e' che quel ragazzone in braghini, vitaminico e ipernutrito, che dispensava smorfie al suo pubblico mentre giocava con le bestie feroci, era l'immagine più genuina della popolazione australiana, o piuttosto la piu' fedele all'immagine che l'australiano medio ha di se' stesso: semplice, naturale, vigorosa.

Poi, pochi giorni fa, un altro lutto eccellente ha funestato la terra dei canguri e degli aborigeni. Il pilota in pensione Peter Brock si è schiantato durante un rally dalle parti di Perth.

La coincidenza e' toccante, perche' anche Brock era un idolo delle folle. La sua notorieta' puo' essere paragonata a quella italiana di uno Schumacher, ma giusto per dare un'idea -dacche' in effetti "Schumi" e' un tedesco con la faccia da schiaffi che si ostina a non imparare la lingua del paese ospite, mentre Brock, come Irwin, era un "vero australiano", uno sportivo tenace e un uomo semplice, disponibile e sorridente

 

 White riot

Ben altro caso è quello dei “Bali Nine”.

Questa banda di adolescenti si è fatta beccare dalla polizia indonesiana, imbottita di eroina che cercava di portare oltre frontiera. A dirla tutta, pare che il padre di uno di loro abbia informato la polizia australiana, nella speranza di prevenire il figlio da grossi guai -in Indonesia, lo spaccio è considerato più grave del terrorismo. I gendarmi hanno pensato bene di informare i colleghi a Giacarta, piuttosto che attendere il rimpatrio dei furbissimi "Nine" per mettergli le manette. Catturati, i nove sono stati condannati a morte.

Il primo ministro John Howard -questo grande statista- ha assicurato che farà il possibile per salvare la vita ai coglioni, pur consigliando famiglie e cittadini votanti di “non riporre troppe speranze”. Recentemente, un altro idiota australiano si è fatto beccare nella ridente città di Singapore, fornito anch’egli di polvere: l’hanno impiccato senza colpo ferire.

Ora, io sono del parere che in Indonesia facciano il cazzo che vogliono, secondo il principio del "noli me tangere e viceversa" che ho espresso nel post precedente (e che tu, lettore, conosci certo a memoria). Va bene, magari col tempo ci discutiamo, con gli indonesiani, glielo diciamo quanto e' brutta e quant'e' regressiva la pena di morte, ma per adesso lasciamoli in pace. Stanno a casa loro e fanno come vogliono loro: e se tu, sbarbo, sei in vena di ragazzate a casa loro, abbi almeno il buongusto di chiedere prima il menu'.

Il problema e' un altro. E' che un sondaggio diffuso da Sky News ha rivelato che il 60% degli australiani è favorevole alla pena comminata ai Nove di Bali, secondo il principio per cui le regole -ogni regola- va rispettata, altrimenti è l’anticamera dell’inferno -o peggio, dell’anarchia.

Ascoltati pareri locali, ho compreso la filosofia che sottende questa posizione d'acciacio. Per cominciare, anche qui il narcotraffico è molto mal visto. Certo e' un peccato che i nove virgulti ci lascino la ghirba -prima Irwin, poi Brock e ora questi; che cazzo, poi ci credo che sono pochi. D'altronde la pena avra' una valenza esemplare.

L'opinione sottintende principi che mi trovano favorevole. Primo: non ci e' dato pensare di interferire con le leggi di un altro posto; dobbiamo arrenderci all'evidenza che la superiorita' morale dell'occidente non e' ancora, per colpa forse di qualche testa di rapa, globalmente riconosciuta. Sono meno d'accordo sul "monito", ma molto d'accordo con l'idea -peraltro inespressa, vorra' dire che la esprimo io adesso- che gli imbecilli possono anche crepare, facendo un darwiniano piacere alla specie. Oh, i ragazzini sono capaci di tutto, sicuro. Ma tanto per cominciare, non e' cosi' ovvio che un ultraventenne possa ancora considerarsi un adolescente, con tutti gli sgravi esistenziali del caso: nella piu' parte del mondo non e' cosi'; e poi, Genitori, se avete un figlio baluba chiudetelo in casa finche' mostra segni di rettitudine.

Cio' non ostante, il giudizio degli australiani continua a inquietarmi. Comprendo l'odiosa supremazia dei legami affettivi, soprattutto la compassione, sul savio senso di accettazione del mondo che viene con la saggezza e col raziocinio. Mi aspetterei quindi una ciurma di padri e di madri -se non di pacifisti barboni- che prendono per il collo John Howard -che nel frattempo si e' divertito a giocare coi coccodrilli- facendogli rimangiare l'invito a "non riporre troppe speranze".

Vuoi vedere che la legge morale, ma soprattutto penale, ha preso il posto del cielo stellato, ergendosi al rango di autorità indiscutibile ad ogni buon senso?

L’accostamento fa senso. Perché ricorda, drammaticamente, l’abnegazione ecclesiastica che si vede in giro. Certe cose non si discutono, punto. Contro ogni istinto solidale o materno, teniamo fermo che le regole si fanno applicare, dalla multa per chi passa col rosso a mio figlio impiccato perche' giocava a fare Scarface. Insomma, fa la sua impressioncina.

Anche perche', nel frattempo, uno dei responsabili della “strage di Bali” -quella della discoteca, che ha ucciso 90 australiani, a torto o a ragione collegata ad Al Qaeda- è stato condannato, in Indonesia, a 25 mesi di carcere.

Con buona probabilità, si tratta di un altro ragazzino imbecille.

Cosa ne pensano gli australiani?


Detto tra noi

Voglio uccidere un orientale. Dico davvero. Non ne posso più. Della loro fisionomia, dei loro stupidi videogiochi, dell’astorica superficialità, del chiacchiericcio pressoché ininterrotto, degli odori, i sapori, dell’aura orientale che si percepisce ogni dove.

Ve lo dico. Avete rotto il cazzo. Lo so che siete in maggioranza schiacciante, ma avete rotto il cazzo lo stesso. Prendete ieri. Eravamo al cinema, giusto? E due di voi parlottavano tutto il tempo. Ma Dio vi fulmini, siete gli sponsor della cultura digitale: almeno fruitela a becco chiuso. Lasciamo stare che proiettavano un filmatino del piffero realizzato dal ministero per il Turismo. Al cinema non-si-par-la, lo volete capire? Gesu', mi cacciate fuori la peggior spocchia da intellettualoide europeo.

O prendete qualche sera fa, in ostello. Quando io e uno dei torinesi abbiamo improvvisato una proiezione del Casanova (il mio film preferito, stronzetti). Due tre di voi erano li' ciondolanti, vi ricordate? Avete chiesto cosa si vede, il torinese ha almanaccato le virtu' del Maestro -per sommi capi, in effetti. Nel giro di dieci minuti avete iniziato a blaterare le vostre diavolerie incomprensibili, mentre le immagini seducenti e purpuree emanavano dallo schermo. Tempo altri dieci minuti e di voi non c'era piu' traccia. Poi dal pub hanno iniziato a suonare grind core, e noi due strenui spettatori europei gliel'abbiam data in culo col Casanova.

E non e' solo questo. Perche' lo so, oh, che non siete gli unici e forse neppure gli ultimi tra gli ignoranti. E' che vi spandete come il Blob, senza forma o confini. L'Australia, si capisce benissimo, e' gia' il vostro hinterland. Noialtri, laggiu', cosa dovremmo fare? Apprendere il mandarino? Approntarci a mangiare con le bacchette? A me andrebbe bene, ma come la mettiamo con la nostra storia, la scienza, la cultura e la civilta'? Intendete trattarla come avete mostrato qui di trattare il Casanova?

Lasciamo perdere, va. Intanto, questo post l'ho pisciato male ed in fretta, che la connessione mi costa e pria di domani non ho quella aziendale. Probabilmente ci torno sopra. E poi, ovviamente, c'e' la sezione Moleskine del week end che smiagola via, cosi' presto, come una musica ormai datata che gracchia da un giradischi. Mi concede l'ultimo ballo, signora?



postato da: vannij alle ore 12:47 | link | commenti
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