Le vie dei Qantas

Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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sabato, 02 settembre 2006

Helzapoppin (titolo provvisorio)

Questo ho scritto iersera dal mio laptop. Poi ho scoperto che dalla postazione hostellare, cosi' come dai coreani all'angolo, non si poteva trasferire da floppy o chiavetta. E' un po' lungo, e si capisce presto il perche'. Ma posso dire: fidatevi, che vale la pena? E dai, si'.

Lo so, non sta bene, e per di più porta male postare due volte nel giro di poche ore. Ma è venerdì sera, il Rock in persona s’appresta a mettersi in ghingheri, e scorazzare un po’ in giro per i locali di questa città, ed io non ho un cazzo da fare.

Ieri sera, peraltro, sono stato sgamato dai due italiani in ostello (cfr. "Suntori Time"). Sono venuti prima uno e poi l’altro, gran facce di tolla, a domandarmi Where are you from?

La sera prima ho commesso un errore fatale; una cosa da dilettanti. Cenavo in salotto, a tarda ora, mentre gli astanti si dilettavano al solito modo (cfr. "Sole, cuore, amore"). Tra un boccone e l’altro di tonno in scatola al peperoncino sfogliavo una copia del mitico Codice Da Vinci. Ce n’era una in italiano, nella piccola biblioteca -quando si dice che le maledizioni ti seguono in capo al mondo. Alla fine ho sparecchiato e lavato i piatti, da bravo boy scout, ma ho scordato il tomo del villoso Dan Brown sul tavolino. Gli italiani devono averlo trovato, discusso il problema, prese in esame le ipotesi, e considerato alla fine che probabilmente non ero di nazionalità finlandese. Smentirli non era facile, perché il finlandese lo mastico poco.

Mi hanno detto, imbarazzati, prima uno e poi l’altro -naturalmente: -Ci avrai sentiti bestemmiare alla bruttodio.

-Per questo mi siete piaciuti subito- ho detto io.

Dopotutto sembrano a posto. Sono torinesi e cugini, in Australia da qualche mese, e se la stanno spassando servendo i tavoli. Se la intendono -ma questa è una mia inferenza- con due giapane che stanno qui -o cinesi, o sudcoreane, tanto ci siamo capiti. Hanno in mente di lasciare la ridente metropoli del Victoria. Non avendo capito, immagino, cosa cazzo abbia da ridere.

(Victoriani: vedete che sto scherzando, ah? J'adore Victoria)

Tornando all’annosa questione dei miei venerdì sera, aka la ragion d’essere di questo post.

Dovete sapere che i miei migliori amici, qui a Melbourne, non sono tipi da concerti rock. Non offrono da bere, e tantomeno bevono loro, essendo fatti di carta e di celluloide.

Sì, cari amici -e care manze- che mi seguite. Uso intrattenere gran dialoghi con libri e film. Non tutti, e non sempre. Ma dopo il mio arrivo, per posizionare me stesso nella mia mente, ho cercato spontaneamente -e talora subconsciamente, o perchèno fatalmente- certuni, diciamo racconti che mi descrivessero qui. E’ una cosa un po’ vaga, che infatti si spiega arduamente. Avrete tutti -ve lo auguro, quantomeno- dei testi che per così dire -e diciamo, diciamo!- vi seguono (volevo corsivare anche seguono, ma temo di cadere nel didascalico). Spesso li avete impressi in mente, quantomeno il frammento che vi serve o che avete a cuore. Altre volte avete bisogno di averli dietro. E’ più o meno ciò si intende, direi, con l’espressione "libro sempre sul comodino", dove il comodino transuma al rango di località dello spirito.

(Dio, quando faccio il Baricco mi prenderei a sassate. Presente, no, la modalità "Baricco"? Occhio ammiccante e sorriso furbo-dolce, del tipo "ne so più di voi, sono anche più saggio, ma non ve la faccio pesare, e adesso zitti che vi spiego qualcosa")

Insomma, dovevo farmi, o rifarmi quel comodino.

E’ andata così che ho acquistato, pagando rigorosamente in natura, il film "Lost in Translation" (Sofia Coppola, 2003 -mi pare-, otto dollari australiani, quattro euro e mezzo) e il libro "Treno di panna" (Andrea De Carlo, 1981, nove dollari australiani, cinque euro circa). Di mio, avevo dietro il capolavoro "Il Casanova di Federico Fellini" (Antonioni, 1976)

(scherzo. Fellini, Fellini)

che a proposito, diventa il mio film preferito.

(prendano nota i bookmakers)

Ora. Questi racconti mi -occhio al corsivo- rispondono. Cioè rispondono alla "petizione di senso", come ci insegnavano a scuola, che in via inevitabile si fa un ragazzo di ventisei anni, imberbe, acuto, baciato da Apollo e Minerva, che d’improvviso si catapulta agli antipodi/Oz/downunder per non sa neanche lui bene cosa. Non ho bisogno di spiegare altro, ne sono certo.

(eh, ho un pubblico di livello, io. E’ un piacere mettervi a parte del mio sentire)

Il film della Coppola ed il romanzo hanno come protagonisti due tizi, Charlotte e Giovanni, che condividono un sentimento

(quale? quale?)

Lo spaesamento.

Solo, Charlotte è pura, mentre Giovanni qualche cosa la sa: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo -qui non corsivo e non virgoletto, chi resta indietro son cazzi suoi.

Ma è simile l’occhio, sgranato, su un mondo che non è il loro, dove si trovano quasi per caso; un mondo che è insieme il centro del Mondo -allora Los Angeles, oggi Tokio- e una finestra utile a centrare sé stessi, magari "un giorno", per vie sconosciute e indirette.

Diverso è il Casanova di Sutherland (e di Fellini, ma certo). Lui è senza speranza. Perché girando per le corti d’Europa, in un settecento attuale e lontano, sfoggiando cultura classica e competenza mondana, sempre in cerca di un posto dove infilarsi (le mutande delle signore o le grazie di qualche potente) non si rende conto di essere un burattino: la versione, in belletti e parrucca, del metrosexual mondano, brillante e cosmopolita.

Eppure ha un enorme fastidio per la volgarità, che ritrova ovunque; ha un’adorazione sincera per la beltà femminile, tra le poche verità certe del mondo che ci sia dato conoscere. E’ un puro anche lui. E dietro al meccanismo implacabile della copulazione a ripetere, che lo condanna ad essere affine alla bambola e all’uccello meccanico, ha una fame vera di sensazioni, e di conoscenza. E’ un seducente gaglioffo restio a vedere sé stesso come un naif. Di qui viene la sua autentica disperazione. Lo spessore classico della sua cultura, visto con occhi contemporanei, è uno scudo ben fragile per ripararsi dalle perversioni e le astrusità del moderno, che difatti lo trovano impreparato ogni volta, e lo mettono in sacco. Del moderno, Casanova intuisce la superficie, ovvero la profondità che è in superficie: ma non è un surfer; non è postmoderno. Invecchierà solo, claudicante e deriso, sbrodolando improperi e bofonchiando lamenti, sognando un papa ghignante che allude al suo inevitabile sito, di fianco alla donna di plastica, fattosi bambolotto lui stesso.

Beh. Felicità. Oggi ho lenito la lontananza comprando -all’ennesima bancarella da prezzi stracciati- la Lonely Planet del Western Europe. Desidero condividere con i miei venticinque lettori -magari- alcune perle colà reperite.

Anzitutto, c’è la top 15 delle mete migliori e di quelle peggiori.

E’ con orgoglio che vengo a informarvi che nella chart più auspicabile sono:

-Roma (2° posto)

-Alpi (5° posto, ma vale metà)

-Venezia (6° posto)

-Toscana (8° posto)

-Firenze (14° posto; spero sappiano che si trova in Toscana)

-Umbria (15° posto)

Nella lista delle peggiori, al 15° posto, abbiamo solo Milano (forse si meritava qualche posto più su).

Curiosità: Parigi è al primo posto tra le migliori e al secondo tra le peggiori. Paese che vai.

Sempre tra le peggiori: coste spagnoli, bretoni, inglesi e scozzesi (e parlano male pure di quelle italiane, Sardegna esclusa: e allora il bagno fatelo a casa vostra); scandinavi ubriachi (sacrosanto); casinò di Montecarlo (datemi due tre lire e vi dico se è vero); Madame Tussaud; corrida e razzismo (buonisti).

Qualche perla dalla sezione italiana:

-"E’ facile sgamare i turisti a Roma; sono gli unici che si girano quando gli autobus fiancheggiano il Colosseo" (e intanto si fanno scippare)

-"La Serenissima, the Most Serene Republic"

-"La ragione principale per vedere Ancona sono i traghetti che partono per la Croazia, la Grecia e la Turchia"

-"Lascerete Napoli con la testa piena di immagini: spazzatura abbandonata in mezzo alla strada, tre uomini e un cane sopra una Vespa…"

-"I sardi mangiano pecorino (in corsivo nel testo, ndr); qui difficilmente troverete del parmigiano (id)

E la migliore per ultima:

-"Il segreto per scoprire il fascino di Venezia è quello di andare a piedi"

(Tit. "O forse intendevi Mestre?")

Questa, a mio dire, è da applausi.

No, un attimo. Non dicevo per lui. Cioè, se volete pure per lui.

Facciamo che questa è da standing ovation, va’.

 

BONUS TRACK

Credo di aver già accennato all’antipatia che corre tra gli australiani e il vizio del fumo.

Da queste parti fumano poco, i giovani specialmente. La ragione, oltre al costo da proibizionismo -per quanto i pacchetti siano da venticinque, razza di ipocriti- è l’autentico terrorismo che vi gira intorno. Sui pacchetti stampano immagini raccapriccianti: arti piagati, polmoni collassati e ogni sorta di accidente e di nefandezza; di vero cattivo gusto. Mi aspetto di vedere riprodotti il rogo delle Twin Towers, episodi di cannibalismo e la decapitazione di Luigi XVI.

(no, non le metto le immagini. Scadrei al loro livello)

(va da sé che i lettori morbosi di questo blog possono sempre rifarsi gli occhi con i post precedenti)

Sul pacchetto che ho qui di fianco figura una ragazza di forse venticinqu’anni, inchiodata ad un letto e tenuta in vita da un respiratore.

Cari Voi, che avete a cuore la Nostra salute. Non sarò io a sottostimare i danni del fumo. Sappiate però che a fumare non si diventa così coglioni da non riconoscere la vittima di un incidente stradale

(o da non riuscire più a capire/ che non ci sono poteri buoni)

(a proposito, perché non mettere qualche immagine scandalo sulle fiancate delle autovetture? Lo so, non è uguale: ma immaginate James Dean agonizzante sullo sportello di una Porsche nuova di zecca. Cioè, almeno uno ci pensa, prima di acquistarla. Dopotutto non è a buon mercato)

 

Bon. Troppe parole per un solo fiato. Vediamo di sbolognare questo venerdì sera. Da bravo bolognese.

Dove sarà quella copia del Codice Da Vinci?

(ehi. Vedi che c’è un altro post, fresco fresco, proprio qui sotto. Non lasciarlo così, triste, solitario y final)

 

EDIT

Com'e' finita iersera? Niente. Al pub sotto l'ostello suonavano hardcore. Non il mio genere. I torinesi hanno attaccato a videogiocare verso le dieci; hanno tirato dritto per un bel pezzo, bestemmiando in tutte le salse, rifiutando il mio invito a scendere al pub -invito poco convinto, lo ammetto- e un altro in un locale da qualche parte. Durante la notte mi sono svegliato. Andando in bagno sono passato di fianco alla grande finestra da cui si intravede il salotto, al piano di sotto. Quei due stavano ancora videogiocando. Erano proprio loro?

-Porca Madonna bagascia

Si. Che ora era? Le tre del mattino.

A prescindere dai cugini, la cosa peggiore dell'ostello e' la gente. Da quanto ho capito, la socialita' e' in mano alla Triade di Hong Kong -o di Osaka, o di Singapore, tanto ci siamo capiti.

Oggi c'e' l'Open House, vado in giro per mostre. See ya.

postato da: vannij alle ore 04:44 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    04 Settembre 2006 - 13:28
 
piccola aggiunta alla perla romana (quella sul colosseo). i turisti sono anche quelli che si girano a guardare "il coloseeooo!!" quando l autobus passa davanti al teatro di marcello (e in quattro anni a roma non ho mai sentito un indigeno correggerli.è troppo bello!)
bacio dalLa sorella
utente anonimo

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