Eravamo rimasti, mi pare, ai campioni del Porcoddio e a Leonardo da Vinci.
E' tempo di esplorare i segreti di questa ospitale citta'. E possiamo partire dal resoconto di una domenica, in un placido giorno d'agosto.
Mettetevi comodi.

(Tit. "For relaxing times...")
Red Hot Chili Wine
Di fronte al mio ostello, in Victoria st, c'e' il celebre Victoria Market.
Roba da veri gourmet. La mia spesa: calamari marinati, involtini di vite, pane alle olive, tzatziki, formaggio al mango (ho resistito, invece, ai peperoncini farciti di formaggio al mango. Temevo ci fosse qualcosa, nel mango, tipo una bambola russa). Il tutto innaffiato da un sauvignon blanc come li fanno qui -bianchi piu' forti dei nostri rossi.
Per le mie compere, ho gimcanato due o tre cammelli e due o tre persone travestite da sportello ATM -il nostro bancomat. Ho rimirato i cappelli di coccodrillo e canguro, studiato le vie di fuga dalla bancarella dei dischi.
Infine ho preso un quartino di vino piccante -da cui il titolo, benche' il mio fosse freddo e bianco. L'ho bevuto durante il concerto funky -sapete, quando i pub sono chiusi i gruppi li fanno esibire al mercato
(Tit. "Due pallottole")
The meltin' potta
Di ritorno in ostello ho discusso con un singaporegno. Il multiculturalismo e' ben piu' di un'idea, qui. Vi sono zone della citta' cosi' piene di occhi a mandorla che sulle prime ti senti Scarlett Johansson in "Lost in Translation".

(Tit. "Non cosi'...")

(Tit. "...ma cosi'. E sempre fino a un certo punto, in effetti")
Ci stavo giusto pensando, l'altro giorno (ero arrivato a: "...punto, in effetti") quando l'ho visto su una bancarella cinese. Quando si dice il "Non cosi'..." (cfr. sopra)
Tram di panna
Non sarebbe stata l'ultima delle fatalita' -di quel genere, immagino, che vengono in aiuto all'esule.
(l'esule sarei io. fate finta)
Nel pomeriggio ho trovato un negozio di libri usati, in Elgin st. Ed ivi ho trovato "Treno di panna", romanzo d'esordio di Andrea De Carlo. Ci pensavo da giorni, perche' parla di un giovine che...fidatevi. Ero cosi' colpito dal reperimento fortuito, che per sdebitarmi ho comprato anche il romanzo di un australiano (Peter Carey).
NOTE: commessa splendida; gatto enorme sull'uscio. Tornare in Elgin st quanto prima

(Tit. "I prossimi fateli piu' robusti")
Ripensando alla storia di Andrea De Carlo, mi e' venuto da chiedermi come si faccia, oggidi', a sentirsi davvero soli da qualche parte, del tutto smarriti. E' un groppo acidulo che ho percepito, forse, quand'ero piu' giovane, durante un viaggio qualsiasi lontano da casa. Almeno, credo che sia quel genere di groppo acidulo. Dovrei avere una lettera faticosa da scrivere, una lettera vecchia maniera, e una persona cui valga la pena scriverla.
(ovviamente e' una licenza poetica. Tutti i lettori di questo blog valgono quella pena. Se preferite il blog dipende da voi)
Rest in Brest
M'era preso di andare allo zoo, ma quando sono arrivato era tardi. Ho ripiegato sul cimitero. Ce n'e' uno immenso, nell'inner suburb di Carlton, su Lygon st.
Tutte le lapidi esterne, che affacciano su uno dei viali, grosse e pacchiane, appartengono ad italiani. A proposito, vi porto i saluti di Raffaele Natalizio, spirato il 25 dicembre, e dei coniugi Filomena e Giuseppe Ducantino. E chi sono? Boh. Pero' sono nati a quattro mesi esatti di distanza, nello stesso paesello del catanese, e deceduti pressoche' in sincrono. Per l'esattezza, Giuseppe le e' sopravvissuto di due settimane. Il giorno che e' morto era il compleanno di Filomena. Ora riposano in pace, fianco a fianco. Si somigliano. Hanno entrambi una smorfia. Guardando meglio, si notera' che la smorfia e' simmetrica: le bocche storte di Filomena e Giuseppe tendono ognuna in direzione della persona amata.
E chiudiamo con Paolo e Pina La Russa. La signora Pina, rimasta vedova, si e' non solo fatta tenere lo spazio di fianco al marito, ma ha gia' interamente composto la propria lapide. Manca solo una data. Probabilmente parenti e amici hanno aperto un banco scommesse.
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(Tit. "Senza titolo")
M.A.S.H.

Il pomeriggio si e' concluso cosi', alle prese con un cultissimo, nel buio della prestigiosa cineteca locale, che offre al palato un'intera retrospettiva su Bobby Altman. Del film ho capito tutto, segno che la mia comprensione linguistica migliora di giorno in giorno.
E' anche vero che l'ho visto sei-sette volte.
