
Bello, ricco, emigrato Australia. Come in quel film di Sordi. Caspita, sono io.
E' da vedere, l'Australia. In attesa di farlo personalmente, mi delizio con qualche paesaggio tipico.

D'altronde, la si può raccontare diversamente. Con i numeri, per esempio.
A me piacciono i numeri. Le statistiche, le hit parade. E Melbourne, dove mi accingo a sbarcare (se quei bravi ragazzi di Al Qaida rinunciano al loro attentato suicida domenicale) sui numeri si presenta bene.
Con i suoi tre milioni -virgola due; o tre, o cinque, dipende a chi lo si chiede- di abitanti, è la seconda città australiana. Ma è una delle più estese al mondo: seimila chilometri quadrati, come dire sessanta per cento chilometri di perimetro urbano. E’ più estesa di Città del Messico, che ha una popolazione otto volte maggiore. Bel posto per un nascondino.
E' anche la terza città greca per numero di abitanti, dopo Atene e Salonicco. E l'influenza ellenica è forte, specialmente nell'architettura.
La metropoli è piena altresì di italiani -il 40% di tutti gli italoaustraliani (pensate!). Naturalmente, gli emigrati dal Belpaese hanno inciso a loro volta sulla morfologia.




Ed ora, due aforismi rimasti celebri.
Ha detto una volta Ava Gardner, a proposito del suo film On the Beach: “Parla della fine del mondo, e Melbourne è il posto giusto dove girarlo”.
Dicono a Sydney, tuttora, che “l’unica cosa buona che esce dal Victoria è l’A1“. E' l'autostrada che porta a Sydney. Confermano i melbourniani, di comprovato understatement, che "se nasci a Melbourne sei fortunato perchè prima o poi visiti Sydney, mentre se nasci a Sydney è difficile ti venga voglia di andare a Melbourne".
Eh, difatti non sono nato a Sydney.

Staremo a vedere.
