Le vie dei Qantas

Antipatici antipodi (taccuino australiano)

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martedì, 31 ottobre 2006

Sketches from Brisbane the Drunk

La capitale del Queensland e' un posto strano. Del resto erano gli abitanti del Queensland a uccidere razze per vendicare Steve Irwin; erano le autorita' del Queensland ad aver nominato il rospo della canna da zucchero tra gli eroi nazionali.

E' una grande citta' tranquilla ed organizzata. La razionalizzazione delle attivita' sociali, dall'edonismo allo shopping, e' evidente nella distribuzione spaziale dei diversi servizi; il che rende palese l'assenza di storia e di strati di questi luoghi.

Per esempio, la Cultura e' sistemata a South Bank, in una vasta area verde dove il museo naturale ha per vicino di casa il teatro comunale, che e' di fianco all'Arts Centre che confina col mercatino dell'artigianato, di fronte alla spiaggia artificiale, che confina con la serie di ristoranti etnici da cui si vede l'Expo Building.

Per lo sballo del venerdi' sera, invece, puntare dritto du Fortitude Valley, un mucchietto di strade squadrate subito a nord del centro. C'e' la gran parte dei locali della citta' -di una citta' popolata come Milano. A Fortitude Valley, il venerdi' sera, ci danno dentro di brutto. E capita a due sfigati toscani di essere provocati da teenager locali, reagire e trovarsi circondati da cinquanta persone; capita al sottoscritto di sedere su una panchina, di fianco a una ragazza ubriaca, che vomita a intermittenza nella carta d'imballo del suo cheeseburger, che regge nell'altra mano, e che continua a mangiare tra un conato e il seguente; quando ha la bocca libera mi guarda con aria colpevole, e dice I'm sorry, I'm so sorry.

(gli abitanti di Brisbane sono fermi alla fase orale, perche' i genitori non aiutano i figli a passare oltre. su un ferry, un bimbo biondo mordeva con ingordigia il sedile, e a continuato a prenderlo a morsi per tutto il viaggio, nell'indifferenza della madre bionda che sedeva di fianco)

Anche fuori dalla Fortitude Valley ci danno dentro non male. Al capolinea di un treno ho incontrato alcune persone che tornavano in centro, dopo un concerto di Chris Isaak (no, io non c'ero). Una giovane donna mi ha chiesto in che direzione viaggiasse il treno, che era fermo di fronte al cemento della stazione; un sessantenne mi sedeva di fianco, guatandomi con aria da pazzo, e importunandomi con aria da pervertito -benche' sia certo che volesse solo fare amicizia. Per qualche ragione, mi ha detto chiaro e tondo che se non mi piaceva l'Australia potevo andare a farmi fottere al mio paese; che se non mi piaceva il Queensland potevo andare a farmi fottere nel Victoria o nel New South Wales. Il libro che avevo sulle ginocchia lo indisponeva, perche' mi ha chiesto piu' volte se non mi credessi migliore di lui -se mi fossi creduto, immagino, sarei stato invitato a farmi fottere in qualche posto del cazzo.

Per farla breve, a Brisbane si annusa l'Australia che sta sotto la copertina -sotto le arie da citta' colta di Melbourne, cioe', sotto il cosmopolitismo senza australiani di Sydney. E' l'Australia da cui ti mette in guardia la Lonely Planet, pur nel suo stile pacioso e paraculissimo. Da una parte sarei anche curioso, dall'altra mi dico che e' meglio non indagare.

Del mio breve ritorno a Sydney devo dire che i cani australiani sono molto piu' allegri dei nostri; che in ogni caso non mi piacciono i cani.

(saluti al cast italiano di Brisbane e Sydney)

E ora eccomi a Hobart, Tasmania. E' esattamente come l'immaginavo: una tranquilla citta' portuale, delle dimensioni di Ancona, pioviginosa e freddina. E' il posto giusto per meditare, nonche' un posto curioso dove trascorrere Halloween. Il porto e' piu' lindo dei nostri, ma e' pur sempre un porto, con la sua ruggine, l'aria salmastra e l'idea di solitudini d'alto mare

(i porti mi piacciono, specie quello di Porto)

Vista da qui, la Tasmania pare la Svizzera dell'Australia. A patto di stabilire di cosa e' la Svizzera l'altra Svizzera.

A parte questo, Shiny Stat says:

-canti buongiorno notte

-ex compagni di classe di silvio muccino

-helzapoppin

-il dialogo di tristano

-l'orologio di dave gahan

-lunghezza dei piedi di ian thorpe

-nei suoi giardini a londra scorazzava peter pan

-pazzia+utrillo

-razzismo canti

Questo per quanto riguarda le nuove chiavi di ricerca. Non chiedo piu' il vostro parere, razza di stronzi e di mestrui viventi che siete, perche' l'ultima volta non avete risposto. Tra gli indirizzi, invece, segnalo:

-Ministero dell'Istruzione

-Camera dei Deputati

Spero che sia Rotondi -anche se sta al senato: amerei discorrere con Rotondi, quel frocio, circa la fabbrica dell'euforia -vedi post precedente. Comunque, avessi la macchina, e avessi un'Aurelia Sport, metterei il cartello "Camera dei Deputati", come Gassman in voi sapete che film.

Da ultimo, se a qualcuno interessa, ho tagliato i capelli. Non sembro piu' il conte Dracula. Sembro uno stronzo qualunque. Il che si avvicina al mio ideale di sparizione.

Baci, siate ottimi, pessimi, o una ragionevole via di mezzo.

 

postato da: vannij alle ore 12:15 | link | commenti (5)
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sabato, 28 ottobre 2006

La verita', vi prego, sulle more

Sempre da Byron Bay. Trovo questa striscia su un foglio locale, uno di quei giornali gratuiti che danno nei pub, per promuovere eventi e concerti. Nella prima vignetta c'e' un esercito di turisti, con teste di coccodrillo, che accorrono a Byron; nella seconda i turisti si mangiano letteralmente la terra; nell'ultima sono spariti, lasciando immense masse fecali a coprire il paese, e il faro.

La striscia mi da' un fastidio violento. Gli adepti del salutismo globale sono prodighi di consigli e servizi, ma sono anche pieni di sprezzo. La pagina delle lettere e' molto eloquente. E' tutta gente del posto, scagliata in lamenti per l'incoscienza dell'uomo e filippiche ambientaliste. Questi appelli sono un impasto di frasi fatte, e cosi' urlati da risultare patetici. Hanno assorbito come spugne giganti il paternalismo delle istituzioni di qui; si direbbe, anzi, che la lezioncina abbia sollevato in loro qualcosa di molto profondo, fragilita' e frustrazione. Adesso hanno una causa, e un metro per giudicare l'intelligenza degli altri.

L'epitome di tutto questo e' l'Arts Factory, in una macchia di bosco pluviale, oltre la ferrovia. E' camping, ostello, cinema d'essay; e' piscina, e' Buddha Bar, e' centro ricreativo e sportivo; fanno corsi di yoga, reiki, massaggio thailandese, giapponese, svedese; schitarrate, escursioni, serate a tema, dj set, lounge e chill out, didgeridoo, danze africane e musica giamaicana. Ragazzi e ragazze dai corpi e dai volti perfetti ciondolano con fare appannato, o dormono sulle amache, o flirtano a bordo vasca. I pappagalli, e altri volatili accompagnano il canto filodiffuso di Thom Yorke, che diventa Beck che diventa Bjork. Chi e' stanco, e per qualche ragione sembrano tutti stanchi, bivacca sulle poltrone, tra i tavoli da biliardo, bevendo centrifugati di frutta esotica. Il Buddha Bar apre alle quattro del pomeriggio; la birra e i superalcolici rimpiazzano i centrifugati, cosi' in fretta che sembra una metamorfosi. Dal banco di nuvole si aprono squarci violenti di luce, e mi viene in mente uno scritto di Veronesi che ho letto prima della partenza. Era una rubrica su un settimanale, e parlava della necessita' di sottrarre. Dice la stessa cosa nel suo ultimo libro, quello che ha soffiato lo Strega a Rossana Rossanda.

Al di fuori del giro hippie, i giornali gratuiti si trovano ovunque, e sono pieni di scatti presi in giro la sera, negli stessi locali che si promuove. Nelle foto ci sono ragazze belle e discinte, in pose ammiccanti, immortalate allo zenith del loro divertimento -e della loro esistenza. Non hanno l'aria innocente, ma probabilmente non si rendono conto del loro valore di mercato -che svendono miseramente. La loro carne e' ammucchiata di foto in foto, e scatena un'immensa vertigine di desiderio. Se non fosse abbastanza, c'e' il flusso continuo e ipnotico della musica, e l'offerta illimitata di droghe: con una tale combinazione, il risultato dovrebbe essere garantito.

In pratica, l'industria dell'euforia si distingue in questo dalla prostituzione: non vende il sesso direttamente, poiche' sarebbe illegale, ma vi allude continuamente, e offre l'attrezzatura per scalare il piano intermedio, che e' appunto quello dell'euforia. Essa e' lo scopo subordinato: muovendo dal presupposto, sicuramente fondato, che l'accoppiamento e' una volonta' condivisa, ma che nelle condizioni di vita della societa' occidentale e' naturalmente alienato. L'euforia e' appena piu' artificiale del nostro desiderio, se confrontato con quello di molte specie animali: il cui processo di eccitamento ha poco o nulla in comune con l'euforia. Quest'ultima, svegliando il desiderio, produce effetti spesso non controllabili. Per indurre al consumo, il desiderio dovrebbe essere mantenuto ad un medio livello: parzialmente o saltuariamente appagato, ma mai abbastanza. Sempre piu' spesso, invece, il desiderio eccede in intensita', o devia in natura.

Al fin della fiera, per verificare sul campo la bonta' delle mie osservazioni, sono stato all'ennesima notte di miss Maglietta Bagnata. C'era tanta di quella euforia che la meta' dei presenti aveva in tasca una grossa matita; tanta di quella carne che il posto sarebbe potuto esplodere, con il giusto reagente; che un flagello divino non sarebbe stato a sproposito. La sera dopo, lasciata Byron per Brisbane, sono stato in uno strip bar: ovviamente, le ballerine offrivano qualche carezza supplementare ad un piccolo sovrapprezzo. L'atmosfera, come e' quasi sempre in posti del genere, era tetra e stantia.

La pelle e' l'organo piu' grande del corpo umano, con una superficie di circa due metri quadri. Composta dal derma e dall'epidermide, con diverse pigmentazioni, essa ha anzitutto una funzione protettiva e contenitiva dei muscoli e degli organi interni. Inoltre, nei casi piu' fortunati, e' bellissima.

NOTE:

- donne, non vi piace pensare di essere sempre, comunque in vendita, sebbene non posate per Sisley e non mercificate i vostri poveri corpi? allora insistete per pagare anche voi l'ingresso in disco, come fanno i maschietti. se vi fanno presente che voi potete entrare gratis, impuntatevi per pagare lo stesso. tanto si paga sempre, da una parte o all'altra

- Rock DJ e' decisamente la canzone da strip per antonomasia. Quel Robbie Williams e' un gran paraculo, ma a suo modo e' geniale, o si circonda di mercanti geniali. Per esempio: vi ricordate il video?

postato da: vannij alle ore 02:48 | link | commenti (3)
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giovedì, 26 ottobre 2006

Keats alla mia eta' e' morto

Resoconto di viaggio, nel piu' puro stile naive, come importasse a qualcuno.

Hervey Bay. Il giorno che spariranno le macchine, i motorini, le bici e ogni altro mezzo locomotorio in questo posto potranno anche spararsi. Trentamila abitanti spalmati su un centinaio di chilometri quadri. Naturalmente ho prenotato l'ostello da Sydney, ignorando che si trovasse a cinque chilometri dal centro citta'. A parte questo, e' un po' un posto da pensionati. Non limonavano neppure i backpackers, come da clausola contrattuale, preferendo intrattenersi con il biliardo e giochini del menga. A Hervey Bay si viene per Fraser Island, oppure per le balene. Naturalmente, le megattere non si sono mostrate, col che mi converto alla causa della caccia alle balene. In definitiva, questo posto mi ha mosso a riflessioni profonde sulla natura matrigna; sul fatto che ad essa, nella sua indifferenza, non importa gran che se nutriamo l'ecosistema da vivi o da morti; sul peccato e la crudelta' che e' spendere la nostra unica vita in un solo sembiante -un unico soma, un genere sessuale, una sola specie animale; sull'opportunita' di incontrare la natura selvaggia, dacche' per farlo dobbiamo renderla praticabile. Mentre la presa d'atto del mondo mi piace pensarla come uno squarcio, che si dia raramente e con certa violenza -il sublime, l'epifania. Vabbe', questa cosa non c'entra molto con Hervey Bay e col Queensland. A meno di volerci infilare forzosamente, e di nuovo Steve Irwin. Lui lo squarcio l'ha avuto, eccome.

Byron Bay. Deve il nome non al Byron famoso, bensi' a suo nonno, a sua volta poeta. Il buffo e' che ad Hervey Bay c'e' Shelly Beach. Che non e' Shelley, d'accordo, ma insomma. Byron Bay e' una cosca hippie zeppa di centri benessere, tantra, riflessologia, didgeridoo, omeopatia, macrobiotica. Ci vengono coglioncelli col surf, coppie annoiate di swingers e sfattoni tra i venti e i cinquanta. Mi ricorda ferocemente Le particelle elementari, quando Bruno va nel villaggio vacanze. Gli hippie sono pazzeschi. Cosa cercano? Felicita'? Amore universale, equilibrio personale? Ho sempre il sospetto che ci siano tante di quelle magagne, dietro, e in piu' casi anche tanto egoismo. E poi resto della mia idea, per pura forza d'istinto: amare pochi, non molti.

(mi resta aperto il quesito: tra quei pochi, annoverare se' stessi? O prendere atto che e' una convivenza come tutte le altre, con i suoi alti e bassi?)

Comunque sia occhio, che questi loschi barboni sono contagiosi. Ecco che ieri, a pranzo, ho consumato un'insalata ayurvedica. Ci son volute tre sigarette per scacciare l'olezzo di miso e di fiori di bach. Devo stare in guardia.

(me ne viene in mente una en passant, di una tipa che conosco e si e' recentemente convertita allo yoga, convinta che il punto nevralgico della nostra energia sia l'amplesso solare. posso giurare che non stava scherzando, ed e' a questo punto che la galassia di questo hippume acquista tinte drammatiche)

In serata, al mio ostello, sessione di dating game. Volevo dare un'occhiata, risoluto a picchiare a colpi di didgeridoo il primo/la prima che si fosse azzardato a datarmi; ma alla fine ho perso tempo con i miei camerati, tra cui un paio di inglesi lardose che si massaggiavano a vicenda -avevano fatto un corso intensivo, in un centro del posto, della durata di un giorno; per fare pratica si manipolavano la pelle pallida e flaccida, ridacchiando e sussurrandosi cose all'orecchio, e forse credendo di risultare eccitanti. Noialtri, tranne uno svizzero dall'aria anemica, siamo andati a bere; il dating game era gia' finito, o non c'era mai stato. 

Il cuore di un ragionamento e' la sua parte iniziale. E' certamente importante avere uno scheletro, che ne articoli le parti seguenti; ma sostanzialmente tutto si gioca all'inizio, quale sia la lunghezza e la complessita'. E' sempre in quella fase iniziale che si da' a vedere lo stile, cioe' la forza del ragionamento. Un buon ideatore, incapace di esprimersi presto e' bene, e' esautorato dalle sue idee, e gli altri ci fanno quello che vogliono. Questa e' una regola generale: cio' che vale per la retorica vale per molti altri fenomeni, come ad esempio l'imprinting -che per la sua frequenza in natura puo' essere preso a modello. E' nei primi istanti di conoscenza del mondo che si traccia il dominio; e' nei primi mesi di vita che sono decise le regole; e nei primi anni, ad essere generosi, che si ammettono le varianti.

Nel mentre, dovro' tagliarmi i capelli e mettere su venti chili, perche' sono stanco di essere adescato dai froci. Ieri ce n'era uno che voleva spalmarmi la crema solare -ed io, virile e imbecille, ho preferito bruciarmi. La combinazione di tratti gentili, chioma folta e fisico asciutto sembra attrarli irresistibilmente. Non e' che sia omofobo, semmai sono misantropo. Ma insomma, finche' mi abborda una donna abbiamo almeno un orizzonte comune cui tendere -in pura linea teorica. 

A parte invertiti, buzzicone ayurvediche, stagionati barboni, daters e swingers, Byron Bay e' un bel posto. E' il punto piu' ad est di tutta l'Australia. Oppure, insisteva un danese piuttosto simile a Kiefer Sutherland, quello piu' ad ovest.

postato da: vannij alle ore 03:02 | link | commenti (4)
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domenica, 22 ottobre 2006

Itaca ti ha dato il bel viaggio

Abbasso il didgeridou. Tanto per cominciare. Abbasso quel coso, comunque si scriva. E abbasso gli indigeni che si conciano da pagliacci, fanno partire la base elettronica e soffiano dentro quei tubi; abbasso la gente che si ferma a guardarli, e sorride, sentendosi trendy e cittadina del mondo.

Non e' certo una novita'. Noialtri non solo gli fottiamo la terra, a tutti i negri del mondo, non solo li scotenniamo, li chiudiamo in riserva e li sbattiamo nei campi di cotone a suonare il blues, non solo. Ma soprattutto, li istighiamo a fare i buffoni, a svendersi, a mendicare. C'e' pure il caso che sia colpa loro: se avessero un senso alto della dignita' , cioe' un senso tragico, preferirebbero forse sparire, dissolversi negli elementi piuttosto che fare la parodia di se' stessi, e dipingersi tutti e sorridere come le scimmie allo zoo. Ma noialtri abbiamo questo sadismo, per cui non solo facciamo razzia di ogni terra, e di tutti gli averi, non solo giochiamo a palla sui ruderi, ma poi dobbiamo anche salvarne i reperti -possibilmente, viventi. Che questi si snaturino fino a valere nulla, a non avere alcun senso, c'importa quanto sapere che la terra esplorabile e' stata messa a regime, profumata e infiocchettata a nostro uso e consumo. Allora, ridiamoci un certo tono. Mangiamo il sushi e il kebab, facciamo i turisti sessuali in Thailandia: questa e' razzia, e sta nel diritto dei vincitori -d'altronde finira' presto, e' la nostra Salo'.

Ma non compriamo le collanine, non compriamo i dischi degli aborigeni che soffiano dentro i tubi (e non dite che e' solo perche' vi piace). Non facciamo volontariato -che per una che se ne fa giusta, cento se ne scappellano. Riprendiamoci il senno. Abbiamo predato, scotennato, struprato e razziato. Ora non piangiamo lacrime false.

Cio' detto. Con Sydney sono in countdown. Vado a Hervey Bay; un'ottima scelta, considerato che e' un ritrovo alla moda di squali e che Fraser Island, decantata ed attigua, e' solcabile solo su fuoristrada -e mancano i soldi. Ci sarebbe anche il whalewatching, ma tanto per non ripetermi mancano i soldi.

Nel pomeriggio, sull'erba fina di un college, un college di classe, una degustazione di vini -il pomeriggio ozioso, le bambine prese in giochi sinistri, le famiglie ubriache. Sotto, impassibile, il mare.

Come viaggiatore non sono un gran che. Ho lo zaino pieno di libri.

Domani, col benestare delle balene, semino foto negli ultimi post. Come sempre, le parole non servono.

postato da: vannij alle ore 13:14 | link | commenti (15)
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sabato, 21 ottobre 2006

La vita e la pita

Raffazzono due righe piu' in fretta del solito, che a non scrivere mi sento un po' in colpa. Aggiornamento random a uso e consumo del parentado, e di quei pochi che ancora si chiedono che ne e'.

La ridente citta' di Sydney e' scrosciata di pioggia da buoni due giorni. Ieri, l'incontinenza degli angeli mi ha sorpreso lungo una via panoramica di cinque chilometri. Sulla scogliera. Se la passavano meglio i caduti, cui e' stato disposto un giaciglio non male, con vista oceanica. Il cielo cornovagliesco dava un fascino in piu' a quel conglomerato di marmo e cemento con cui i vivi, a tutte le latitudini, hanno la strana abitudine di parlare.

Sono stato ovviamente a Sandrobondi Beach, localita' balneare giustamente famosa. E' qui che il Nostro trovo' ispirazione per il suo componimento "A Silvio" -"vita vissuta...vita bassa...vita naturaldurante...carcere a vita". Sandrobondi Beach, per solito, gronda surfisti tonici e iperproteici, ma al mio arrivo grondava solo di infreddoliti. Buona pesca di bastoncini Findus.

Sono stato a Katoomba, un posto ameno sulle Montagne Blu. Un posto che si chiama Katoomba non puoi non vederlo. Il problema e' che ce n'e' a pacchi, di posti dai nomi strani e intriganti -Cronulla, ad esempio, che se fosse una donna sarebbe malinconica, sfuggente e peccaminosa. Voglio una donna di nome Cronulla. O almeno, disposta a farsi chiamare Cronulla nell'intimita'. Tra un insulto e l'altro -che non dimentico le buone maniere.

A Katoomba, che strano, faceva freddo.

Qui in ostello, e un po' in generale, e' un troiaio che non s'immagina. Mi viene in mente Tondelli, quel meraviglioso racconto di viaggio che sta in "Altri libertini"; ma senza le frocerie, e molto piu' organizzato. Scrivero' pure qualcosa di serio su detto troiaio, ma non adesso. Adesso, smettete di leggere qui e rileggete Tondelli, che non ce n'e' mai abbastanza.

Tracklist della sequenza di Sydney, cosi' a memoria: Cat Power, Franz Ferdinand, Strokes, Claudio Lolli (bilancia il glamour dei due precedenti), Dave Matthews Band, Black Crowes, Dandy Wharol, Roy Orbison.

 Membri della troupe italiana: il Trio Valtellinese, Sundance Kid -che un po' ricorda Tondelli, nel senso che e' un Popolo Alto, pero' straight anche lui-, Mario Briatore -un bello e scemo che impollinera' mezza Australia, purtroppo per tutti. Qui si gronda amicizia e buona disposizione. Chi scroscia, chi gronda.

Che palle.

(da qui non mi carica foto. peccato, ne avevo di belle. al solito. ci si pensa domani)

postato da: vannij alle ore 13:44 | link | commenti (24)
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mercoledì, 18 ottobre 2006

You can leave your hat on (giovane sudcoreano)

Eccomi a Sydney. Senza bombetta. Piaceva tanto, ai coreani in ostello, che se la sono inculata. Piaceva tanto, la mia bombetta, che andando gli ho lasciato pure una bomba. Spero gli piaccia. Non mi hanno ancora ringraziato, per cui immagino che l'abbiano ricevuta.

(viva il terrorismo glamour. viva bobby hughes ed il suo creatore)

Per parlar d'altro. Ecco qui, secondo l'autorevole Shiny Stat, cosa dovete cercare su Google per capitare qui, tante volte perdeste l'indirizzo. Pero' dai, non perdetelo. Linkatelo, aggiungetelo ai preferiti, marchiatelo a fuoco sulla cute scrotale di un coreano: tutt'al piu' non venite, ma non riducetevi come questi scoppiati. E' grazie a loro che questo blog parla di:

calamaretti trieste italia 1 3,70%  
chiedi quello che vuoi anche di spogliarsi 1 3,70%  
debrayage significa 1 3,70%  
foto raccapriccianti 1 3,70%  
la morte di tristano 1 3,70%  

lapidi esterne

1 3,70%  
schiena bifida occulta 1 3,70%  
si ammala di terrore 1 3,70%  
troppe seghe sterile 1 3,70%  
vignetta psicanalista

Tra le altre cose. Il mese scorso c'era un epico: "Ma i canguri cagano nella sacca?".

D'altronde, se queste menti brillanti, nel seguir da par loro virtute e canoscenza hanno trovato me, forse devo pagare pegno. Facciamo cosi', allora. Scegliete la migliore, tra le voci di ricerca qui sopra, e io ci faccio il prossimo post. Volete farmi parlare di vignette raccapriccianti? Di psicanalisti sterili per le troppe seghe ed affetti da spina bifida occulta -li aspetta una bella lapide esterna, mi sa, o forse un calamaretto-? Oh, sia chiaro che io mi impegno, per cio' non mandatemi a verificare sul campo da dove cagano i marsupiali, e non costringetemi a scoprire in via empirica qual e' la causa della sterilita'. Scegliete bene.

In aereoporto, i nuovi gusti del Bailey's ammiccano lascivamente dal duty free. Datemi del drogato, ma a me procurano una violenta erezione. La bottiglia e' flessuosa, nera, soda e lucente. La lingua ricorda volutta' ed opulenza. Io bramo. Ho sempre bramato: e ora, nuovi gusti si fanno promettere con spudorata lussuria, e non so quale scegliere. Le vorrei tutt'e due, queste creature vergini, e mescolarne gli umori. Ma attendero'. Devo rimandare il piacere; dare prova di continenza.

C'e' anche, qui in aereoporto, un negozio di chincaglieria assortita. Peluche di criceti si arrotolano a una palla di gomma; gabbiani di legno volano in cerchio, appesi ad un filo, per pura forza d'inerzia. Quest'ansia di scimmiottare la vita. I bimbi ci si divertono. Hanno questa idolatria della vita, per forza: fanno boccacce ai grandi e ne hanno sorrisi, strillano come ossessi e ne hanno carezze. Ma si', idolatrate, giocate con le bestioline di gomma. Per gli schiaffoni c'e' tempo, c'e'.

E insomma, eccomi qui a Sydney. Vi saluto la Kidman? Neanche mi piace. Cioe', se lei e' Sydney e Kylie e'Melbourne, aridateme Melbourne.

(pero' c'e' Naomi Watts, e la faccenda si complica)

Anzi, forzando la mano fatemi dire che "Nicole Kidman fa schifo al cazzo". Prevedo turbini di reazioni. Ma adesso potete cercare anche questo, su Google, per venire qui. E scommetto che sono in prima pagina.

Comunque eccomi qui. Ho visto quel vecchio ponte, e quella cosa bianca sul mare, dove mi dicono ci sia buona musica. Sydney pare una citta' vera, senza la patina d'irrealta' sferragliante che aveva Melbourne. La gente ha un'aria cosmopolita, le ragazze stambeccano nel loro bel portamento biondo.

Sono andato sul vecchio ponte. Una cosa infinita, ma poiche' l'aldila' mi interessa, come principio, volevo andare al di la' del fiume -e tra gli alberi, bravi. Camminavo tra questa gente che fa ginnastica e la loro ginnastica e' camminare molto veloce, in tuta, con il contatore cardiaco e l'aria impegnata. Non e' che marciano, camminano e basta. Io mi diverto a tenergli dietro, e una volta raggiunti gli accendo in faccia una sigaretta, prima di superarli. Saro' superficiale? Ma no, dai.

E' che credo nella superiorita' razziale della gioventu' dalle gambe svelte. Non credo nel welfare o nel futuro. Muoiaio i cinquantenni panzoni, le ragazze col sederone, i sudcoreani. La gioventu' dalle gambe svelte non ha colore ne' religione, non se la passa bene e non fara' niente di buono; e' avida ed affamata, non ha fede benche' abbia speranza, e ogni tanto, ancora, s'incanta.

(superficiale, giovanilista)

Ora, per introdurmi ai segreti di questa nuova metropoli, una sbornia col contromalto. Ho anche trovato la compagnia. Senno' chiedevo alla Kidman. Ma se poi s'aspettava qualcosa?

Oh, ricordatevi del concorso sulla miglior chiave di ricerca. Lo faccio davvero, il post.

 

postato da: vannij alle ore 13:13 | link | commenti (14)
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lunedì, 16 ottobre 2006

Come pecore in mezzo ai lupi

 Andiamo bene. Secondo il bancomat non ho più in soldo. Invece dovrei prenotare un aereo. E pagare l’affitto. Che faccio, mi do alla macchia? Mi vendo? Scrivo un best seller di qui a stasera?

Questa notte ho sognato la mia ex coinquilina punkabbestia. Non era cambiata affatto. Eravamo in un bookstore, tra un sacco di gente, e lei presentava il suo primo romanzo. Firmava autografi, il libro andava via come il pane, e lei diceva di averlo scritto in ventiquattr’ore. La storia, ovviamente, parlava di una punkabbestia sensibile, che per un certo tempo non sa adeguarsi al mondo in cui vive, e preferisce la compagnia dei barboni e dei cani. Io stavo in disparte, non visto, mentre le donne in pelliccia compravano il libro e si mettevano in fila per parlare con la scrittrice.


Sto davvero strippando. La mia incapacità di acciuffare le cose, in confronto al mio desiderio brutale, quando desidero, è a dir poco agghiacciante.

Ieri, nel pomeriggio, c’era un concerto in un pub. A un certo punto il cantante ha staccato la spina della sua Fender e si è messo a correre per il locale, poi fuori, in mezzo alla strada, scartando i passanti, facendo finta di salite su un tram, e su un taxi, fermando il traffico, salutando i bambini, mentre la folla nel pub lo seguiva con gli occhi, esultando, e quando è rientrato lo ha accolto come un eroe.

Stamattina il mercato è chiuso. Passeggiando per le sue arterie, sotto il sole battente, ho visto un monte di carcasse animali, spolpate a dovere, in attesa di essere caricate.

L’altra sera, in un altro posto, c’era un concerto di funky jazz. Ballavano tutti, mentre io sedevo sulle ginocchia sopra un divano, come pregando. Perché? Un’ipotesi è che la musica fosse troppo densa, per liberare il corpo; ma a quanto pareva ero l’unico a pensarla così. Un’altra ipotesi è che volessi semplicemente sparire, limitare la mia performance, e osservare.

E insomma, sono qui senza soldi, senza progetti, col cuore gonfio di dubbio, le tempie d'incecisione, le viscere di serpenti. Si prepara una scena madre, ho idea.

Tutto sommato non sono una persona vitale. Sono idealista, benché la mia visione del mondo sia tetra. Più che idealista, forse, nutro qualche speranza.

La vita degli altri mi incuriosisce, ma non mi interessa davvero. Né mi preoccupa il loro destino. L’idea della fratellanza non mi seduce.

Da qualche tempo, non molto, trovo sia presuntuosa, o stupida, la pretesa di esprimersi, credendo vi sia qualcuno interessato a sentire. Se c’era qualcosa da dire, qualche opinione sul mondo,l’uomo, la vita, che fosse giusto compartire tra tutti, credo sia già stata detta. Forse manco di fantasia. Ogni sortita nel dire mi sembra un peccato. Tutto sommato veniale. Un peccato comune, una malattia compulsiva.

Il mio spaesamento è notevole, come notevole è l’opacità dei miei sentimenti per gli altri. La mia aggressività è genuina, ma di una qualità molto grezza, che non so asservire alla produzione creativa.


Nel pomeriggio devo passare alla radio, per un’intervista in qualità di esperto del cinema di Antonioni. Non mi sento all'altezza. Più che altro, sarei un buon personaggio del cinema di Antonioni.


postato da: vannij alle ore 07:26 | link | commenti (17)
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venerdì, 13 ottobre 2006

Moravia si faceva le canne


E tra poco spiego perché.

Intanto. Oggi ho finito di lavorare al giornale. That’s good, le terga cominciavano a fremere. Ma andando a pranzo con certi colleghi, ho scoperto che mi mancheranno; che li trovo dei bei personaggi; che quasi rischiavo di affezionarmi. Vi supplico, resti tra noi. La mia reputazione di arido ne avrebbe a soffrire. Ma da queste parti, sarà il sangue alla testa, mi viene da affezionarmi alla gente: specie quella che mi respinge. Sia chiaro, lo dico solo perché un paio di giorni fa ho dato l’indirizzo del blog ad una collega, e non voglio bruciarmi prospettive di carriera futura in azienda. Sia molto chiaro che la mia aridità è intatta.



A margine, mi viene in mente una chat con una mia amica: concordavamo sul fatto che la mia educazione sentimentale è un po’ pasticciata. La Grandezza di questa amica è nel fatto che sente precisamente le cose. I sentimenti, dico. E’ implacabile nel capire cosa prova per gli altri, e non ne ha affatto paura. A me, questa cosa fa meraviglia. Soprattutto, la padronanza di un lessico adatto -o diciamo un linguaggio, dai- a definire la forma, la direzione, l’intensità del proprio sentire mette anche gli altri in uno stato di nudità spaventoso. A me piacerebbe questa linearità, benché sia un po’ antistrategica. D’altra parte, si fa presto a contare quanti ne siano in possesso, e i più sono vittime del proprio pasticcio. Un pasticcio contagioso, altamente.




Ma poche palle, parliamo un po’ di Moravia.

 
Anzi, momento. Leggo del putiferio scoppiato intorno alle Iene e alla storia dei doputati.
Ora, le Iene sono degli imbroglioni, e mi sa che un buon tanto dei loro servizi sia taroccato. L’ha detto anche Rosi Bindi, e se l’ha detto la Bindi non ci son santi.

(Rosi…Bindi. Cioè, fermatevi e pensate a sto nome. Fatelo risuonare in testa per due minuti. Dimenticatevi lei, state fermi sul nome. Io dico…ma no, va’, non diciamo nulla)

Ma a parte lei, a parte gli imbrogli: su un campione cospicuo di deputati un terzo s’è calato nel giro di un giorno e mezzo -si sarebbe calato, d’accordo- e Paissan fa bloccare il servizio. Facendolo rimpiazzare da un altro dove i rappresentanti del popolo scambiano il Darfur per un rivale di Burger King e ignorano che sia il Consob -ma in realtà “facevano finta, per non guastare la gag”.

Niente che ci sorprenda, no? Però è venuto fuori. In un paese normale, accertato che il test è attendibile, il quesito sarebbe: i deputati devono rassegnare le dimissioni in carta semplice o per posta elettronica?, e non: bisogna oscurare i dati in nome della privacy o no? Anche perché non è quello il problema: quello, semmai, è lo specchietto per le allodole, e il servizio sostitutivo, quello sulla cultura, dimostra che le Iene e i parlamentari non sono affatto in cattivi rapporti.

Questo cosa ci dice? Se volete la mia, ci dice che in Italia, oggigiorno -o da sempre, non so- si parla, si parla e non si mangia mai. Chiamatelo gattopardismo. Quel tizio coi tacchi che mesi or sono si affacciava dai teleschermi per dire “ribaltamento della realtà” a ogni pie’ sospinto diceva una gran verità: solo che lui, chiaramente, ribaltava l’oggetto di discussione, cioè il ribaltabile. Ma il ribaltamento, come trucco per far saltare i pezzi del gioco, mi pare un termine chiave per definire l’Italia di oggi. Oppure rinvio: il rinvio della pratica burocratica che sposta il problema da A a B, da B a C, da C ad A, generando istituti che ne controllano altri che controllano loro stessi.

Un buon non compleanno, a me, a te.   



 


Ho avuto in prestito da un collega questo libro di recensioni di cinema di Moravia.

Mi piace come Moravia scrive di cinema: dice la trama in soldoni -una volta si usava- e poi definisce uno o due topic, che escono dalle qualità tecniche o artistiche e spiegano come il film si inserisce nel mondo, cioè parla del mondo e dal mondo si fa parlare -o si farà, o si è fatto.

Sempre meglio di quella gente che dà in pasto Deleuze alle matricole di Dams cinema, generando mostri a due teste intrisi fino al midollo di gergo semiotico, che quando gli chiedi cosa mai gli è piaciuto di un film del cazzo come You, me and everyone we know ti rispondono, restando seri, che hanno avuto “un buon assorbimento diegetico”. E nel migliore dei casi, ci mettono anni per liberarsene. Nel peggiore, continuano a riprodursi tra loro, generando altri mostri. Nel più che peggiore diventano Peter Greenaway.

 




Insomma, mi piace il Moravia critico. Restando su film di cui ho detto qui sopra, ad esempio, c’è un’ottimo pezzo sui Pugni in tasca, o una spassosa disamina di 2001, che lui definisce “un ottimo prodotto ma non un’opera d’arte” -vuole dire: un blockbuster, e se non altro ci vuole coraggio.

Poi trovo la recensione di Mash.
Ne leggo metà e penso, Non sono d’accordo.
La leggo tutta e mi dico, Ma Moravia che film ha visto?

In pratica, poiché Mash ha vinto la Palma d’oro, Moravia si chiede se sia un film pacifista -perché nel ’70, in Francia, se un film veniva premiato doveva essere militante.
Secondo lui non lo è. Sembra, dice Moravia, ma a ben vedere, tutto visto e considerato, è “un film apparentemente pacifista ma in realtà bellicoso”.

Secondo lui, essendo “la repressione all’origine della guerra”, e posto che “tra il capitano ipocrita che va a letto con le infermiere e i due chirurghi che lo svergognano non c’è dubbio che i repressi sono questi ultimi”, “in mancanza di altre spiegazioni”, è chiaro che “essi (…), repressi ed efficienti, (…) non amano le donne ma solo il loro mestiere e cioè la guerra”.

Qualcosa non torna. Forse perché “i due allegroni, loro, sono casti”.
Va bene. Nella scena in cui Sutherland si spupazza l’infermierina Moravia era al bagno. Ci sta.

Moravia non solo è andato troppo al bagno, ma è fin troppo marxista.
Se capisco bene, l’efficienza di Skerrit e Sutherland, che senza dubbio sono gli eroi del film, ne farebbe degli ingranaggi del sistema America, cioè del sistema-guerra. Mentre il capitano, che legge la Bibbia ma fa pensieri laidi, sarebbe il ribelle, l’anarchico, il lavoratore coatto che è altro da quello che fa.

A parte che a legger la Bibbia vengono solo pensieri laidi, o magari truci.

Moravia sposa in pieno la teoria dell’alienazione. E ok, non è facile confutarla. Secondo lui, l’unico simbolo pacifista tra gli impiegati di guerra è il dissociato, cioè il capitano. Il goliarda, ovvero i chirurghi, sono complici, o non sono niente perché non pensano niente.

A parte il fatto, già rilevato, che Moravia è stato troppo in bagno, il grande intellettuale non considera questa ipotesi: che uno faccia la propria cosa fregandosene altamente di tutto.
I chirurghi non sono né per la guerra né contro la guerra: semplicemente non gli frega una mazza. Sono efficienti, ma se non lo sei ti prendono a calci in culo -e questo Moravia poteva concedersi d’ignorarlo. In compenso, parlano di figa anche quando trafficano tra le budella. La loro efficienza va col pilota automatico. I chirurghi sono nonsense: si vivono addosso, ridendo e scherzando, e bevendo Martini e trombandosi le infermiere.

Per cui, il punto mi sembra: questo nonsense come si colloca dentro la guerra? Cos’è la guerra? Il massimo dell’utile, come dice qualcuno, o il massimo dell’inutile, come afferma quell’altro?



 
E adesso, Moravia, io e te ci siamo sparati anche troppe seghe. Almeno a te ti pagavano. Ma tu eri Moravia, mica un pezzente. Che poi, Mash è un film da godere, non da farsi le seghe.

 
E infine. Perché va a finire che nel mio blog australiano parlo tanto di cinema e poco di Australia? Com’è?

 Eh. Mi sa che sto sublimando. Che me la sublimo a palla. In senso psicanalitico, dico. Non penserete che stia passando allo stato gassoso.

E’ noto, d’altronde -lo dice pure The Dreamers- che cinema e sesso vanno a braccetto.
Soprattutto nell’ultima fila.



 
postato da: vannij alle ore 15:52 | link | commenti (8)
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martedì, 10 ottobre 2006

When the Levee Breaks

e insomma, ieri tra le altre cose ho rivisto taxi driver, che resta un film abbastanza forte, e anche se la città australiana fuori dalla finestra non somigliava alla città del film, che era e penso sia ancora una città sporca, allucinata e violenta, lo stesso la città del film mi era familiare, perchè mi ricordava la mia città, la città dove vivo in italia, che è effettivamente sempre più sporca e violenta. ma la cosa che mi ha disturbato di più è quando nella prima scena travis bickle dice la sua età, e non ricordavo che fosse la stessa età che ho io adesso. ho gli anni di travis bickle, pensavo, di quel relitto umano. è anche vero che io non l'ho fatto, il vietnam. però.

ho anche rivisto the dreamers, che è di una pasta molto diversa. è un film abbastanza sincero, mi pare, ma c'è qualcosa, qualcosa come un rifiuto, e non parlo dei personaggi ma proprio del film. c'è una bellezza che non può stare che in uno schermo, e allora si perde un po' la passione, è una passione fredda, data in prestito a corpi plastici, eterei. è neoclassico.

invece. se ha un senso leggere libri, e vedere film, perchè non siano come le ombre nella caverna, è mangiarli, evacuarli, rotolarcisi, e scuoiarli bene, e che loro facciano la stessa cosa di noi. contaminare la nostra materia, in un osceno banchetto. tanto ce la cantiamo, non facciamo altro che raccontarcela, dentro, fuori, davanti lo schermo, e la materia invecchia, scade ed imputridisce. dovremmo scegliere bene con chi raccontarcela, prima di imputridire, e mangiarci, evacuarci, scuoiarci bene a vicenda.

 

postato da: vannij alle ore 04:11 | link | commenti (20)
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giovedì, 05 ottobre 2006

Il climax della serata

-Certo che tu hai proprio un caratteraccio

-E dovresti vedermi nudo

postato da: vannij alle ore 16:06 | link | commenti (4)
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