Sole

Sono arrivato alla conclusione che la gioventu' sia fottuta. Diceva qualcuno "le menti migliori", ma ho l'impressione che quelle della MIA generazione siano sepolte ben bene, e non s'azzardino a mettere fuori il becco.
Dove vado a postare, in un internet point vicino all'ostello, e' pieno di coreani -o giapani, o cinesi o singaporesi, tanto ci siamo capiti- che passano la serata videogiocando, emettendo versi scimmieschi. Sopno teenagers cresciuti qui, potrebbero fare il cazzo che vogliono. Ma non trovano niente di meglio. Forse Hugh Hefner
(Tit. "That's me, man")
potrebbe dar loro qualche consiglio.
Del resto, il problema e' piu' esteso. Al mio ostello, come ho gia' avuto modo di dire, c'e' sempre qualcuno spampanato davanti alla tele. Di solito sono gli stessi, che guardano, videogiocano o stronzeggiano a tempo perso, mentre altri contornano, grattandosi i piedi o sfogliando riviste di gossip o cercando di suggersi i genitali (senza aver visto Clerks, senno' saprebbero che puoi lasciarci le penne)

Cuore
Un'altra cosa che mi manda nei matti e' come fanno ginnastica qui. Ad un'ora qualunque del giorno vedi questi sciami brumosi di ragazze aussie, avvolte nelle tutine ginniche, che marciano colme di buone intenzioni per la lunghezza di qualche pista ciclabile. Non corrono: fanno ginnastica. Va bene, e' bello tenersi in forma. Pero' infilarsi in un tubicino scuro, costoso e aderente, per quello che in definitiva puo' definirsi come fare due passi, ha qualcosa di concettualmente perverso. Cioe', alla fine stai camminando; e' una cosa che tutti fanno continuamente, a meno che siano di composizione vegetale o minerale. Mentre se corri e' auspicabile che indossi abiti adatti, per camminare, da che mondo e' mondo, basta al massimo un paio di scarpe comode.
A chi vuoi darla a bere, ragazza?

Amore
Ultima simpatia del giorno. Promesso.
L'altro giorno ho visto la mappa del mondo al contrario.

E' interessante. L'Europa sta in una posizione periferica, volendo anche trascurabile, e l'Italia e' una linguetta insignificante e sgraziata di terra. Fatichi a credere che un posto cosi' inculato abbia prodotto Cesare, Dante e Leonardo. Per tacere di lui.

La carta downunder ti fa capire come le tue cognizioni interdisciplinari, ma altresi' le tue credenze profonde, dipendando strettamente dall'orientamento spaziale. Ossia: lo sai che l'Italia e' culla di civilta'. Ma per credere a questa eminenza civile ti devi figurare la terra in un certo modo, e quella lingua di terra posizionata in maniera -diciamo cosi'- dignitosa. Trovatela relegata ai margini, cosi' all'improvviso. Beh, che si prova?

E ora vedete di starmi bene, buondio.
EDIT
Ier sera ero fuori forma ed incattivito; in piu' avevo un'internet card che scadeva dopo venti minuti -persi quasi tutti a cercare le foto. Ergo, ho espunto dal post le punte acide e le perturbazioni lingustiche. Solo gli stupidi non cambiano mai idea. E' una certezza, questa, che mi portero' nella tomba.
Eravamo rimasti, mi pare, ai campioni del Porcoddio e a Leonardo da Vinci.
E' tempo di esplorare i segreti di questa ospitale citta'. E possiamo partire dal resoconto di una domenica, in un placido giorno d'agosto.
Mettetevi comodi.

(Tit. "For relaxing times...")
Red Hot Chili Wine
Di fronte al mio ostello, in Victoria st, c'e' il celebre Victoria Market.
Roba da veri gourmet. La mia spesa: calamari marinati, involtini di vite, pane alle olive, tzatziki, formaggio al mango (ho resistito, invece, ai peperoncini farciti di formaggio al mango. Temevo ci fosse qualcosa, nel mango, tipo una bambola russa). Il tutto innaffiato da un sauvignon blanc come li fanno qui -bianchi piu' forti dei nostri rossi.
Per le mie compere, ho gimcanato due o tre cammelli e due o tre persone travestite da sportello ATM -il nostro bancomat. Ho rimirato i cappelli di coccodrillo e canguro, studiato le vie di fuga dalla bancarella dei dischi.
Infine ho preso un quartino di vino piccante -da cui il titolo, benche' il mio fosse freddo e bianco. L'ho bevuto durante il concerto funky -sapete, quando i pub sono chiusi i gruppi li fanno esibire al mercato
(Tit. "Due pallottole")
The meltin' potta
Di ritorno in ostello ho discusso con un singaporegno. Il multiculturalismo e' ben piu' di un'idea, qui. Vi sono zone della citta' cosi' piene di occhi a mandorla che sulle prime ti senti Scarlett Johansson in "Lost in Translation".

(Tit. "Non cosi'...")

(Tit. "...ma cosi'. E sempre fino a un certo punto, in effetti")
Ci stavo giusto pensando, l'altro giorno (ero arrivato a: "...punto, in effetti") quando l'ho visto su una bancarella cinese. Quando si dice il "Non cosi'..." (cfr. sopra)
Tram di panna
Non sarebbe stata l'ultima delle fatalita' -di quel genere, immagino, che vengono in aiuto all'esule.
(l'esule sarei io. fate finta)
Nel pomeriggio ho trovato un negozio di libri usati, in Elgin st. Ed ivi ho trovato "Treno di panna", romanzo d'esordio di Andrea De Carlo. Ci pensavo da giorni, perche' parla di un giovine che...fidatevi. Ero cosi' colpito dal reperimento fortuito, che per sdebitarmi ho comprato anche il romanzo di un australiano (Peter Carey).
NOTE: commessa splendida; gatto enorme sull'uscio. Tornare in Elgin st quanto prima

(Tit. "I prossimi fateli piu' robusti")
Ripensando alla storia di Andrea De Carlo, mi e' venuto da chiedermi come si faccia, oggidi', a sentirsi davvero soli da qualche parte, del tutto smarriti. E' un groppo acidulo che ho percepito, forse, quand'ero piu' giovane, durante un viaggio qualsiasi lontano da casa. Almeno, credo che sia quel genere di groppo acidulo. Dovrei avere una lettera faticosa da scrivere, una lettera vecchia maniera, e una persona cui valga la pena scriverla.
(ovviamente e' una licenza poetica. Tutti i lettori di questo blog valgono quella pena. Se preferite il blog dipende da voi)
Rest in Brest
M'era preso di andare allo zoo, ma quando sono arrivato era tardi. Ho ripiegato sul cimitero. Ce n'e' uno immenso, nell'inner suburb di Carlton, su Lygon st.
Tutte le lapidi esterne, che affacciano su uno dei viali, grosse e pacchiane, appartengono ad italiani. A proposito, vi porto i saluti di Raffaele Natalizio, spirato il 25 dicembre, e dei coniugi Filomena e Giuseppe Ducantino. E chi sono? Boh. Pero' sono nati a quattro mesi esatti di distanza, nello stesso paesello del catanese, e deceduti pressoche' in sincrono. Per l'esattezza, Giuseppe le e' sopravvissuto di due settimane. Il giorno che e' morto era il compleanno di Filomena. Ora riposano in pace, fianco a fianco. Si somigliano. Hanno entrambi una smorfia. Guardando meglio, si notera' che la smorfia e' simmetrica: le bocche storte di Filomena e Giuseppe tendono ognuna in direzione della persona amata.
E chiudiamo con Paolo e Pina La Russa. La signora Pina, rimasta vedova, si e' non solo fatta tenere lo spazio di fianco al marito, ma ha gia' interamente composto la propria lapide. Manca solo una data. Probabilmente parenti e amici hanno aperto un banco scommesse.
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(Tit. "Senza titolo")
M.A.S.H.

Il pomeriggio si e' concluso cosi', alle prese con un cultissimo, nel buio della prestigiosa cineteca locale, che offre al palato un'intera retrospettiva su Bobby Altman. Del film ho capito tutto, segno che la mia comprensione linguistica migliora di giorno in giorno.
E' anche vero che l'ho visto sei-sette volte.
Vi scrivo dalla periferia della civilta' occidentale, e precisamente dal Global Backpacker hostel. Nondimeno, ci sono due italiani qui intorno.

(Tit. "Non questi due, ma ho reso l'idea")
Videogiocano allegramente. Una discussione sull'ignoranza degli australiani, punteggiata di sapide bestemmie e invocazioni a Tuamadre, smuove in loro risa asinine. Ma questo non posso saperlo, perche' io sono finlandese.
Non sono razzista, ci mancherebbe. Ad esempio, ieri sera sono uscito con un manipolo di italiani, e guarda caso si e' discusso dell'ignoranza degli australiani. Tra gli italiani qui videogiocanti e quelli di ieri sera vi sono alcune, piccole differenze che spiegano la differenza di trattamento:
1- questi sono due nerd, quelli erano tre donne su quattro
2- questi due strillano Toni gol a ogni pie' sospinto, tra un Porcoddio e l'altro (il videogioco e' di tipo calcistico): gli altri, invece, non disturbavano la stesura del post. Sara' che non stavo scrivendo un post, perche' qui nei locali notturni non usa.

(Tit. "Ceci n'est pas une pipe")
Questo locale e' del tipo che noi diremmo "fighetto", solo tenuto meglio. Eppure si entrava gratis. Le ragazze erano molto svestite. Gli italiani erano simpatici, ancorche' milanesi e bresciani. Ma giusto al di fuori della mia parrocchietta, melting pot ruled. Il male e' che continuo a non capire quello che dicono, e se vuoi chiedere in sposa qualcuna e' bene farlo nella sua lingua.
Sempre dal palinsesto di ieri, un sabato plumbeo e gravato da una bora stile Trieste. Del resto non sono mai stato a Trieste.
In Federation sq ho visto una lotta tra volatili, piccioni, gabbiani e qualche altra specie. Si litigavano un enorme biscotto al cacao, lanciato loro da un generoso -il solito, inutile pietismo terzomondista-.
Non sono andato alla mostra di Picasso. Picasso, del resto, era quello che si scassava di giorno; non me ne avrebbe voluto.

(Tit. "Ceci n'est pas Picasso")
In Fitzroy st erano tutti sbragati ai tavolini dei bar. Gargantuesche fette di torta inseguivano gli incauti passanti. Questa citta' e' rilassata, sul serio. Ma hai bisogno di compagnia.
A St. Kilda, nel week end, c'e' un piccolo luna park, provvisto dell'ottovolante piu' piatto del mondo. I conti tornano, essendo piatta la stessa Melbourne. A giudicare dagli squittii adrenalinici, funzionava. A meno che non squittissero per la colonna sonora, Phil Collins (un artista di cui ho finalmente capito la ragion d'essere).

Ho anche visto il mio primo match di football locale. Si presenta bene, muscolare e sanguigno. Mi chiedo se esista alcuna sorta di regola. Puoi correre con la palla in mano, puoi passarla in avanti, calciarla -probabilmente anche spedirla via posta celere, o imbarcarla su un volo di linea. A bordo campo, i padri e i fratelli maggiori tengono in esercizio i muscoli mandibolari.
A proposito, gli australiani non sono grassi come pensavo. Per lo piu', anzi, sono ben tenuti. Pero' quelli grassi li vedi, essendo in genere molto grassi, e per giunta girando a grappoli. Lo giuro su Poseidone: i grassoni, e forse ancor piu' le grassone, tendono a girare tra loro. Non sto parlando di "formosette", ma donne che Leonardo potrebbe agevolmente ritrarre a braccia conserte.

(Tit. "Speravo la capiste da soli")
(segue...)
Ho avuto lagnanze, naturalmente in privato, inerenti le immagini nell'ultimo post.
Presumo di non essere stato capito. E tuttavia, mi sono prefisso di andare incontro al mio pubblico. Nella fattispecie, con un po' di bellezza.

La bellezza è di grande aiuto. Lo sappiamo dalla notte dei tempi. E la storia può leggersi, interamente, anche come uno scontro tra diverse idee di bellezza.

Si capisce che non v'è bellezza che eguagli la bellezza dispensata dalla natura. Un paesaggio. Cosa non è un bel paesaggio, un paesaggio tranquillo, oppure maestoso e terribile. O un uovo. Un semplice, un piccolo uovo, geometricamente perfetto. E dire che viene fuori da li.

E ora basta con le stronzate. La prossima volta, giuro che parlo delle mitiche vie dei Qantas.
Che Chatwin ci si rivolta nella tomba.


Poichè c'è chi non sta nella pelle (see "commenti recenti")
(no, non l'ho scritto io)
(e va bene, l'ha scritto mia madre)

No, seriamente. E' difficile mettersi a scrivere, così alla porcodio, di un posto in cui ti trovi catapultato da due giorni e mezzo. Finchè si parla di pregiudizi (see post "Melbourne by numbers")
(quello l'ho scritto io, sì)
Perchè quella del pregiudizio, ad esempio, è una dimensione poco capita (io credo). Si ammette che affondi, talvolta, in "un fondo di verità", ma è generalmente mal visto. Invece, l'origine del pregiudizio, inteso quale primo contatto diretto o indiretto, può avere matrice squisitamente ludica. Ed è un gioco utile, ma soprattutto rilassa: perchè dopo (oh, dopo) comincia il lavoro di mappatura cognitiva. Un lavoraccio, che come amano dire i viaggiatori sgamati ti "spinge a ripensare anche te stesso. Soprattutto, te stesso".

A proposito. Tutti sanno che gli australiani, sudditi della Regina, tengono la sinistra alla guida. Pure, forse qualcuno ignora che tengono la sinistra anche in piscina. Cioè nuotano nella corsia di sinistra. Giuro sull'Architetto che mi ero posto il quesito. In aereo. D'un tratto, era come se le mie facoltà di capire Oz
("Oz" sarebbe l'Australia. Gli italian trippers ne vanno matti: "vado in Oz, quest'estate". "beato te. io su alpha centauri, al solito")
dipendessero da questo dettaglio. E poi, l'altro giorno, passeggiando per St Kilda beach, ho visto una piscina a pareti vetrate (se chiudi gli occhi ti senti in mare, se li apri te lo vedi davanti, e stai nuotando in piscina).
Non la faccio lunga. Ho buttato l'occhio, e c'era questa gente in costume, impegnata nelle solite cose da piscina, sapete, aerofagia, gargarismi; ma tenevano la sinistra.
Ho mancato di poco l'epifania. E' passata dall'altro lato della strada.
Invece, parlando di aerei. Volate con Qantas. Non solo per evitare di fare questa fine
(virgola)
ma altresì, e soprattutto, per aver modo di rincoglionirvi ben bene ed evitare il mero barlume di un'attività cerebrale, nel lungo viaggio tra antipodi. Su Qantas servono pasti a caso, ogni tre o quattro ore. E trovarsi davanti maiale in agrodolce con bambu' e funghi alle dieci del mattino (ora locale, prevengo le vs obiezioni) alleggerisce la mente, liberandola da ogni pretesa coerenza. Capisci che il mondo, per così dire, si dà ai sensi ma mai al senso.

Oltre ai pasti, Qantas offre schermi personalizzati e dotati di un archivio multimediale che include film, musica, radio, tv, videogiochi, live e on demand, rigorosamente gratuito. Non solo puoi evitare il pensiero, ma fai volentieri a meno di parlare ai vicini -o di rispondere, se sono loro ad avvicinarti con inopportune domande, del genere: "mi farebbe passare, che devo andare in bagno?". L'hai voluto tu, il finestrino.
E tuttavia, mi sovviene che per rendere meglio l'idea ho caricato una foto di troppo. C'è uno sbilanciamento verso il cattivo gusto cui porre rimedio. Vediamo.

Avessi messo una donna nuda, sarei stato tacciato di banalità. E poi, matematico, dove c'è Bailey's c'è feromone.
D'altronde, una cosa eccitante del volare in Australia è Hong Kong. Vale anche per Bangkok o per Singapore, presumo. Sta di fatto che è bello vagare per aereoporti del genere, per poche ore, all'alba, quando in Italia la notte è profonda e la gente sogna chi sogna di loro. Ha una sua dolcezza, deambulare in un doppiamente non luogo del genere, nell'impero del niente fattosi merce, con quelle voci, e le facce intorno, canticchiando un motivo di Ramazzotti.
Ramazzotti, fidatevi. Se non profittate adesso, che siete ad Hong Kong, potrebbe non capitarvi una siffatta occasione di sfogo.
Ovviamente, il nome di Ramazzotti va inteso ad un certo grado di astrazione. Non dico Ramazzotti Ramazzotti, necessariamente.

Va bè. Devo andare. Dell'Australia parlerò un'altra volta.
Per motivi contrattuali, devo dire STAY TUNED!!! in coda a ogni post.

Questo mi aspetta in volo. Una sorta di addio alla vecchia Europa. Oppure, a una sua idea decadente; struggente. Un dondolio.
Pensate alla musica, se l'avete in mente. Eoni di storia, di consunzione e decadimento passano per quella musica, per quel volto aguzzo -di americano.

Non dovrei dirlo ora, quando il mio aereo sta per partire, ma tra quel volto -questo qui- e quello spartito c'è un afflato segreto. Un notturno, che è proprio della vecchia europa.
(mio dio, sulle note inquietanti del "Casanova" il mio volto trasfigura nel volto di Alessandro Baricco,
La sifilide, questo ci vuole).

Tra i dieci film più belli di sempre. Oppure, tra quelli notturni. Rimandiamo, di qualche metro, il nuovo mondo comodo. Ssssssh.
Dormiamo.


Bello, ricco, emigrato Australia. Come in quel film di Sordi. Caspita, sono io.
E' da vedere, l'Australia. In attesa di farlo personalmente, mi delizio con qualche paesaggio tipico.

D'altronde, la si può raccontare diversamente. Con i numeri, per esempio.
A me piacciono i numeri. Le statistiche, le hit parade. E Melbourne, dove mi accingo a sbarcare (se quei bravi ragazzi di Al Qaida rinunciano al loro attentato suicida domenicale) sui numeri si presenta bene.
Con i suoi tre milioni -virgola due; o tre, o cinque, dipende a chi lo si chiede- di abitanti, è la seconda città australiana. Ma è una delle più estese al mondo: seimila chilometri quadrati, come dire sessanta per cento chilometri di perimetro urbano. E’ più estesa di Città del Messico, che ha una popolazione otto volte maggiore. Bel posto per un nascondino.
E' anche la terza città greca per numero di abitanti, dopo Atene e Salonicco. E l'influenza ellenica è forte, specialmente nell'architettura.
La metropoli è piena altresì di italiani -il 40% di tutti gli italoaustraliani (pensate!). Naturalmente, gli emigrati dal Belpaese hanno inciso a loro volta sulla morfologia.




Ed ora, due aforismi rimasti celebri.
Ha detto una volta Ava Gardner, a proposito del suo film On the Beach: “Parla della fine del mondo, e Melbourne è il posto giusto dove girarlo”.
Dicono a Sydney, tuttora, che “l’unica cosa buona che esce dal Victoria è l’A1“. E' l'autostrada che porta a Sydney. Confermano i melbourniani, di comprovato understatement, che "se nasci a Melbourne sei fortunato perchè prima o poi visiti Sydney, mentre se nasci a Sydney è difficile ti venga voglia di andare a Melbourne".
Eh, difatti non sono nato a Sydney.

Staremo a vedere.